Il piacere della paura
MILANO, 30 settembre 2009 – Nel 1986 da incubo era più che altro la situazione del fumetto italiano: edicole depresse, lettori in fuga, testate che chiudevano. Poi arrivò Dylan Dog. Si capì subito che era qualcosa di diverso, di mai visto prima: fin dal numero 1, “La notte dei morti viventi”, datato ottobre 1986. Dylan Dog – dallo scrittore gallese Dylan Thomas – era la proiezione su carta del suo autore, il geniale, irriverente e anticonformista Tiziano Sclavi, sceneggiatore e romanziere. Ventitrè anni dopo il suo personaggio è ancora il più venduto e popolare in Italia, secondo soltanto allo storico Tex.
Insomma come il sito di gazzetta.it riporta, Dylan Dog è senza dubbio una realtà già affermata nel mondo del fumetto; di recente però (vedi Il caso Dylan Dog), si è gridato alla crisi del personaggio e della serie , un pò su tutti i campi.. Quanto detto in precedenza risulta essere più che mai vero: basta solo citare il titolo del primo volume del centanario del fumetto italiano “Il piacere della paura, Dylan Dog”; per capire quanto sia più che mai importante la figura di Dylan nel panorama dell’incubo!
Se a questo volume speciale ci si aggiunge l’uscita dell’ultimo albo (n. 277 “Il giorno del licantropo“), possiamo di certo affermare che non v’è traccia di crisi al momento! Anzi nel particolare dell’ultimo numero, la sceneggiatura di Michele Medda, i disegni di Angelo Stano e la supervizione e ideazione di Tiziano Sclavi.. rappresentano la sintesi perfetta di un albo originale, ben congeniato, disegnato ad arte e con quel pizzico in più che solo Sclavi sa dare!
Insomma, un ottimo modo per festeggiare i 100 Anni del Fumetto Italiano è leggere questi due meravigliosi albi..
[Update Aaika]
In particolare vorrei citare una parte dell’articolo che il “Corriere della Sera” ha riservato a Dylan Dog, dove “La creatura di Sclavi evoca Shakespeare e somiglia a Everett”:
«Posso invocare gli spettri da tutte le parti del Globo», dice nell’Enrico IV di Shakespeare un focoso principe ribelle. «Invocali pure, e vediamo se poi vengono davvero!», gli ribatte un compare.
Per potersi divertire con una qualsiasi storia di fantasmi bisogna crederci, ma solo a metà. E così è per Dylan Dog: un anarchico dell’immaginazione e al tempo stesso uno scettico della ragione. Non si accontenta di alcuna verità preconfezionata, ma nemmeno abbocca a qualsiasi invenzione di miracoli e magie. Con i tratti del Rupert Everett di La scelta , l’eterna camicia rossa e l’immancabile giacca nera («Ma non ti cambi mai?», gli chiedono gli altri personaggi della saga creata da Tiziano Sclavi), una certa propensione per il gentil sesso e un passato nelle forze dell’ordine, Dylan sa usare brillantemente i cinque sensi per orientarsi nella routine quotidiana e «un mezzo senso in più» per tutto ciò che comporta anormalità e disordine.
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Grazie a voi ho imparato molto! Continuate così..