Intro
Un caloroso bentornato all’autore del Dylan che troneggia nell’header del nostro blog, Bruno Brindisi. Questo secondo appuntamento (vedi “Intervista a Bruno Brindisi“) con il disegnatore dylaniato è dedicato all’articolo “DyD. La casa che non c’è” e analizza nel particolare (mediante disegni e tavole) la “questione” di Craven Road n.7, che già vent’anni fa Brindisi aveva affrontato.

piantina Bruno Brindisi 300x252

Intervista

  • Anche tu ci hai deliziato di un’opera cartografica (piantina, in gergo) della casa dell’Old Boy. Nel particolare hai dichiarato di averla fatta già nel 1990, ti è stata diciamo “imposta” in redazione oppure viene da un tuo interessamento?

Bruno: “Nella mia smania di realismo, ed anche per comodità, ho provato a capire come funzionava la pianta dell’appartamento, basandomi sul fatto che il (la…) cliente entrava dalla porta dello studio che si apre sulla stessa parete della scrivania e che di solito Groucho arrivava con il tè dalla porta di fronte, e che tra le due porte c’era (c’è) la finestra che dava sulla strada.”

  • Si può dire che in parte la necessità ti ha portato a realizzare la piantina.. Pensi che dopo più di vent’ anni sia altrettanto necessario crearne una “fissa” per tutti gli autori oppure manterresti la sua fluidità?

Bruno: Se in 22 anni non si è mai pensato di fare uno studio della casa, come invece è stato fatto per Martin Mystére, vuol dire che il problema non è sentito come tale.”

  • Quale funzionalità daresti al famoso secondo bagno, che non è ritenuto necessario né da te né da Stano?

Bruno: “Il secondo bagno serve a Groucho per evitare l’imbarazzo di entrare e trovare l’amichetta di turno…ehm.”

  • Hai dichiarato di esserti rifatto ai disegni di A. Stano, forse perché è appunto il disegnatore del num. 1, tuttavia, guardando la tua piantina, saltano all’occhio varie intuizioni (es. hai eliminato la finestra a sinistra dell’ingresso fin dalla realizzazione del disegno). In questo senso, a cosa ti sei affidato?

Bruno: Quale finestra a sinistra? Stano era il disegnatore più coerente, almeno con se stesso. Anche per il frontale della casa e per il modello di galeone, per quanto sbagliato (infatti è il famoso veliero Victory di Nelson e non un galeone spagnolo) mi sono rifatto ad Angelo.”

  • Come risolveresti il problema delle due porte dello studio, (così orientate: la prima a sinistra della scrivania e l’altra esattamente di fronte alla prima)? Ed eventualmente hai proposto questa variazione in redazione?

Bruno: In redazione badano ad altre problematiche, se proponessi una cosa del genere mi manderebbero giustamente al diavolo.”

  • Affermi che “la casa di Dylan è fluida, e quindi la tengo presente, ma non la rispetto!”. Puoi farci degli esempi in cui ti sei ritrovato a dover modificare quest’ipotetica piantina, ad esempio per rispettare le sceneggiature? Ti sei mai trovato a fare delle forzature nella casa?

Bruno: L’unica forzatura che mi trovo puntualmente ad affrontare è il fatto che i clienti devono percorrere inutilmente il corridoio, giacchè la porta dello studio è subito a destra!”

  • E adesso, due domande “tecniche”: come mai non l’hai divulgata prima? E qual’è stato il tempo di realizzazione?

Bruno: L’avrei divulgata solo se fossi riuscito a far quadrare il cerchio. Tempo di realizzazione? Boh, 10 minuti?”

  • Per concludere, se dovessi elaborarne una tua, indenne dalle influenze degli altri autori, quali modifiche apporteresti?

Bruno: Se si spostasse la porta dello studio a sinistra della scrivania A DESTRA, sulla stessa parete, dopo lo stereo, secondo me funzionerebbe tutto. Di sicuro la finestra che dà su Craven Road è quella dello studio e non quella della camera da letto, che invece com’è ovvio dà sul retro, del resto date un’occhiata alla sequenza iniziale della mia storia “Zed” (per quanto mi sia mantenuto volutamente ambiguo) e già che ci siete guardate anche le tavole 24 e 25.”

Qui di seguito alcune tavole e info dell’albo citato

L’albo in breve

dd84 cop 150x150Settembre 1993 (2.500 lire) “Zed” fa parte di diritto ai “classici” Dylaniati, è uno dei tanti capolavori realizzati dalla coppia Sclavi/Brindisi. Il mondo di “Zed”, nascosto in un vicolo londinese, dietro un’enigmatica porta di pietra, in realtà cela non un regno di cascate di miele e pace dei sensi, ma tanti, ed inquietanti frutti del male..




Tavole (galleria img articolo)

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ZED tav24e25 150x150

Tavola 1 – Prima sequenza (Camera Dylan)Tavola 2 – Particolare “finestra sul retro”Tavola 24 e 25 – Craven Road7: interna ed esterna

Intervista a cura di: Marco Rizzo

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Bruno Brindisi e il mistero della casa perduta, 10.0 out of 10 based on 1 rating