Dylan Dog Speciale n° 24 – Il Santuario (REV)
Cari volatili arsi,
vi debbo delle scuse. Questa mia recensione arriva in ritardo, piuttosto e anzichenò. Un ritardo che non meritate. Pertanto vi chiedo scusa se vi ho un po’ trascurato e mi rimetto subito all’opera per farmi perdonare.
Detto ciò… Vi siete preparati (spiritualmente e monetariamente) per Lucca Comics and Games 2010? Dal sito della Bonelli iniziano ad arrivare belle, anzi bellissime notizie… Potremo addirittura vedere in anteprima alcune tavole del n°300!!! Insomma… Cerchiamo di non mancare. Passando alla recensione di questo Specialino vi risaluto,
A prestissimo, Alessio
Il Santuario
Dylan Dog Speciale n° 24
Soggetto e Sceneggiatura: Paola Barbato
Disegni: Giovanni Freghieri
Copertina: Angelo Stano
Introduzione:
Finita la sosta leggittima dovuta alla maternità, riniziamo a trovare in edicola (sempre con piacere) le storie scritte da Paola Barbato. Per chi non lo sapesse o non se ne fosse reso conto stravedo per questa Scrittrice abilissima che è stata capace di dare al “nostro” Dylan Dog, attraverso il “suo” Dylan Dog, una nuova giovinezza fatta di tematiche nuove, dinamiche brillanti e storie ricche di pathos, ed è difficile per me rimanere obiettivo, anche se, in quanto recensore mi devo imporre di esserlo.
L’animalismo, l’amore per tutti gli esseri viventi, sono temi sempre al centro delle storie della Barbato. Figuriamoci poi quando protagonista delle storie in oggetto è l’”animalistissimo” Dylan Dog che, nell’albo speciale di quest’anno, viene scaraventato in un’isola piena di uccelli indifesi (?) e di misteri e colpi di scena degni del migliore Lost.
Una bella storia, indubbiamente, anche se definirla Speciale costa molto. Sarebbe stato un bel soggetto per un albo della serie regolare, ma qui lo trovo un po’ sprecato. Forse perchè nei vari anni ci hanno abituato a Speciali più… speciali!
Comunque, per quelli tra voi che non lo avessero ancora letto: CORRETE IN EDICOLA, è comunque un peccato perdersi storie così.
More info: DyD Speciale n° 24 – Trama, tavole, disegni
Critica
Lento, poco appassionante anche se (grazie, Signore!) assolutamente diverso dal solito è l’esordio dell’albo che esce finalmente dal canone “Urlo, tè, raffiche di battute, esposizione del caso, dubbi di Dylan, accettazione del medesimo caso (con eventuale bacio di lei)”, presentandoci un Dylan alle prese coi conti che finalmente si umanizza e accetta un caso scemo per pagarsi le bollette. Bene, è di questo che abbiamo bisogno: scene NUOVE.
Il resto del racconto, tolte le prime 50 pagine, è più ritmato, anche se un po’ piatto. E’ solo alla fine che questa storia da il meglio di se e diventa imprevedibile, ritmata, in una parola: bella.
Sicuramente in 94 tavole sarebbe andata meglio, ma queste sono scelte editoriali e noi poco c’entriamo!
E sempre bello, in conclusione al discorso “Sceneggiatura”, ritrovare vecchi amici come Wells e Birdy. Ci piace ed assume senso in un editorialità così lunga.
Per quanto riguarda i disegni, mi sembra di vedere in Freghieri una fenice che è rinata dalle sue ceneri… Basta coi disegni poco dettagliati, adesso il tratto è tornato quello del maestro! Abbiamo scene fitte di particolari, uccelli diversi tra loro, volti ben caratterizzati e sempre uguali durante il corso della narrazione. Bene… no?
Menzione d’onore alla scena in groppa all’aquila… Bella, davvero!
Anche la copertina non è male, anche se avrei preferito ritrovare in copertina l’omaggio a Hitchcock, piuttosto che la scena (anche un filino spoilerosa) del volo.
Tirando le somme si può dire che nel complesso è un’albo bello e ben fatto, sì, ma senza nulla di Speciale!
Valutazione:
La valutazione a partire da quest’albo è in decimi (come dieci sono diventate le stelle per il vostro voto a fine articolo)
Soggetto e sceneggiatura:
Disegni:
Copertina:
Speciale Dyd n° 24
..Ed ora tocca a voi..
Commentate l’albo e non abbiate pietà! Esprimete i vostri voti attraverso le stelle qui sotto e poi divertitevi a dire la vostra nei commenti!
Arimortis, Alessio
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Questo articolo è stato inserito da bdog86 il 28 settembre 2010 alle 21:25, ed è archiviato in Recensioni e analisi critica. Puoi seguire le risposte a questo articolo con i feeds RSS 2.0. Puoi anche scrivere un commento o segnalare un trackback dal tuo sito.
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#2 Pubblicato da briandog86 2 anni fa
Caro Giorgio,
non sono d’accordo.
Non contesto assolutamente il gradimento dell’albo in quanto sono stato il primo a dire che non c’era proprio niente di che, i punti che mi lasciano in totale disaccordo e un filo perplesso sono:
1. La contestazione riguardante la parola “Santuario”: Mentre scrivevo la recensione l’appunto che tu hai fatto mi è venuto in mente, ma pensando è affiorato un ricordo dalla mia cattolicità che è stato assolutamente confermato dal mio fedele dizionario (Garzanti, per inciso): il termine in oggetto, oltre ai casi da te citati e ad altre due o tre circostanze meramente religiose, può essere usato nel senso di: luogo reale o ideale dove si custodiscono i sentimenti più intimi; luogo PROTETTO O INACCESSIBILE; RIFUGIO. Addirittura si citano tra i sinonimi le parole RIPARO, NASCONDIGLIO, ASILO.
Significati certamente meno conosciuti, ma non inesatti, anzi, frutto di una ricercatezza che denota, a mio avviso, un bel lavoro.
2. Per quanto riguarda l’horror NON E’ UN TEMA, è un genere, semmai. E non è l’unico di Dylan Dog. Ci sono anche il giallo, il fantasy, il noir, il romantico e tanti altri tasti che sono stati toccati negli anni. Questa storia di genere thriller è assolutamente in linea e cita addirittura uno dei grandi maestri dell’horror-thriller: Hitchcock.
3. Hai parlato anche di tema. Come sai non ne esiste uno principale in Dylan Dog, ma di sicuro la tematica animalista e quella ambientalista, l’amore verso gli ultimi e verso i freaks sono da sempre al centro delle storie del nostro indagatore, quindi, anche qui, non capisco di cosa stiamo parlando.
4. Non per difendere Paola, ci mancherebbe, ma proprio perchè lo penso, infine, ti dico che un bravo scrittore è quello capace di unire più situazioni, contesti, citazioni, sottotrame in una sola opera che non sappia di “collage”. Il fatto, quindi, di non sapere mai dove si va a parare per me è un grosso più accanto al cognome “Barbato”. Molto meglio di altri sceneggiatori che alla terza tavola t’hanno già fatto capire tutti i possibili meandri della storia.Di una cosa, invece, caro Giorgio, sono contento. Del tuo “Non ci siamo”. Significa che il mio lavoro non è sprecato e insegna a tutti i nostri lettori che si deve fare così quando si è scontenti: dirlo. Commentare. Magari aspramente. Solo così si può crescere personalmente ed editorialmente.
Quindi GRAZIE GIORGIO di aver criticato per davvero ed aver detto quello che pensi. Aspetto la tua su ogni albo da adesso in poi!
Alessio
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#3 Pubblicato da unodeitanti 2 anni fa
Io penso di non essere nella posizione di commentare questo albo, anche perchè non conoscevo il personaggio di Birdy prima di comprare questo. mi sento però di dire una cosa: stento a capire il comportamento di quel pazzo (in senso buono) di Wells. Se conosce gli scopi della donna (mi sfugge il nome) perchè la porta con sè??? E perchè Groucho abbandona Dylan in quel modo??? si poteva trovare un pretesto migliore per lasciare Dylan da solo (es. Groucho malato).
il mio voto è 6,5 (la media di voti che do di solito è 7.5)-
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#5 Pubblicato da briandog86 2 anni fa
Caro unodeitanti,
quello che ti basta sapere per capire l’albo è che Birdy era uno dei tanti freaks della serie apparso per la prima volta nell’albo 109 “Il volo dello struzzo” in cui un Joker “Ledgeriano” ante litteram da molto filo da torcere al nostro eroe. Leggitelo, è un bell’albo. Alla fine di quell’albo, comunque, Birdy approda su quest’isola misteriosa. Quello che forse non sapevi è che Birdy è entrato nel cuore di tutti noi, un po’ come Johnny Freak, e ritrovarlo è sempre un piacere.
Per ciò che riguarda Wells, lui sa, anzi, crede di sapere chi sia Millicent. Ma non lo dice a Dylan Dog in quanto vuole che a scoprirlo sia lui, che, altrimenti, a causa dei suoi (fondati) pregiudizi, non gli crederebbe mai.
Groucho? Innanzitutto è stato malato troppe volte. E poi… E’ sempre il salvatore di Dylan. Se non ci avesse visto lungo abbandonandolo (proprio perchè sapeva che si andava a cacciare nei guai), Dylan non si sarebbe potuto salvare.
Questa è l’idea che mi sono fatto… -
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#9 Pubblicato da briandog86 2 anni fa
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#11 Pubblicato da Stefano Prioni 1 anno fa
Piacevolmente stupito da una Barbato che raramente ho apprezzato ma in questo caso devo ammettere che, nonostante trattasi delle solite trame del social-detective, ha realizzato una storia gradevole.
I disegni non sono il lato forte dell’albo ma del resto non posso essere molto obbiettivo in quanto Freghieri non è tra i miei preferiti.
Non mi sento quindi di criticare troppo negativamente questo speciale, ne ho letti di peggiori. -
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Mi chiamo Alessio Rossi, ex team "Amici della Bonelli". Sono un articolista e recensionista. Collaboro con DDComics, il blog di Dylan Dog.


mah!…..sinceramente non sono rimasto molto esaltato da questo albo,tanto per cominciare non capisco per quale motivo e’ stato intitolato “il santuario”Un santuario è, nel senso comunemente attribuito a questo termine, un luogo di culto di una qualsiasi religione dove siano venerate sepolture di personaggi importanti o reliquie, o dove la tradizione vuole si sia verificato un fatto miracoloso.Pensate che qualcuna di queste definizioni sia compatibile con la trama del fumetto? Io sono dell’ idea che per accontentare il lettore possiamo scrivere cose anche fin troppo prevedibili ma l’ importante e’ rimanere nel tema principale del fumetto (in questo caso l’ horror) con Paola Barbato non sai mai dove vai a cascare,difficilmente quello che leggi e’ facilmente comprensibile e troppo spesso i temi che vai a trattare sono di gran lunga troppo lontani dal genere di letteratura che rappresenta il personaggio .Mi dispiace ma per me NON CI SIAMO …..