UUAARRGH! 17° appuntamento con la rubrica “Un post dal passato..“, un numero.. una garanzia! Giuseppe Scatà, ci accompagna nell’onirico viaggio con gli inquilini più famosi di Craven Road. Un viaggio ai confini dell’assurdo con due degli autori storici dell’Old Boy. A fine articolo, come sempre, una carrellata di immagini icon wink

Care amebe, non ci siamo dimenticati di voi!

Comic Art trilogia 1991 150x150

L’albo in questione è uno di quei gioielli che andrebbero conservati insieme alle cose più care che riguardano il nostro Dylan, trattandosi di uno dei migliori albi fuoriserie mai pubblicati fino ad oggi.

Originariamente era stato pubblicato in tre parti diverse tra le pagine di Comic Art – e già questo è motivo d’orgoglio per noi fans, considerando che Comic Art è, infatti, una delle più autorevoli riviste italiane della nuvola parlante – dove già altre volte il Nostro era stato ospite d’onore. Qui di seguito riportiamo le informazioni dettagliate sulle prime tre edizioni della storia, ricordandovi anche che “Gli inquilini arcani” è una ristampa-raccolta, a sua volta più volte ristampata.. lo so vi state spappolando il cervello! Non preoccupatevi, se non siete dei collezionisti DOC, potrete leggerne una ristampa qualsiasi.

LA STORIA ORIGINALE, PUBBLICATA IN TRE PARTI

  1. Sclavi-Roi, “Il fantasma del terzo piano“, in Comic Art n. 63, gennaio 1990 (poi ristampato in Gli inquilini arcani, Editrice Comic Art, luglio 1991).
  2. Sclavi-Roi, “L’appartamento n. 13“, in Comic Art n. 72, ottobre 1990 (poi ristampato in Gli inquilini arcani, Editrice Comic Art, luglio 1991).
  3. Sclavi-Roi, “L’incubo è finito“, in Comic Art n. 79, maggio 1991 (poi ristampato in Gli inquilini arcani, Editrice Comic Art, luglio 1991).

Detto questo, occupiamoci di quel conosciutissimo “Gli inquilini arcani”. Una storia dalle firme storiche e inimitabili.. Ai testi Sclavi, ai pennelli Roi. Non ci sarebbe altro da aggiungere, ma si sa siamo sadici e recensionisti incalliti!

L’albo è di grandi dimensioni (ma più piccolo di un DyD Gigante), anche la copertina è firmata da Claudio Roi. Prima di approdare alla storia, è possibile leggere un interessante articolo di Decio Canzio su come DyD abbia conquistato il cuore dei suoi fans. Il titolo, decisamente suggestivo, é QUANDO DYLAN DOG MORì. Trovate poi, a pagina 8, una breve biografia degli autori.

Come dicevo, la storia è divisa in tre parti.

Parte 1: IL FANTASMA DEL TERZO PIANO

Comic Art 63 del 1990 150x150“Cose da niente assumono proporzioni incredibili”. Si apre con questa citazione di Polanski la prima parte della storia ed è doveroso ricordare quanto sia debitrice del quasi omonimo film di Roman l’intera vicenda. Sclavi non si limita a citare di nascosto il film, ma ne ricalca i nomi (mescolando abilmente le carte) e riesce a restituire, anche per merito di un ispiratissimo Roi, le atmosfere Kafkiane che si respiravano nella pellicola. La storia parla di Kowalski, un timido individuo che prende in affitto un appartamento nel palazzo Castevet. Dal suo arrivo, le cose prendono subito una brutta piega. nel frattempo, nello studio di Dylan, irrompe la bella di turno con un fantasma nel palazzo. Prima parte bellissima (ma la storia si manterrà così fino alla fine) che si chiude come si era aperta: con un bel prospetto del Castevet.

Parte II: l’APPARTAMENTO N.13

Comic Art 72 del 1990 150x150“La fiaba dell’uomo che non c’era. C’era una volta un uomo. Fine.”

Altra citazione e altro episodio all’interno del Castavet e altro protagonista. L’arcigno custode apre le danze al più Kafkiano dei tre episodi e Dylan sempre alle prese col fantomatico ectoplasma che infesta il palazzo, in compagnia della sua cliente. Un viaggio tra illusione e realtà, in bilico tra follia e persecuzione. Sublime!

Parte III: L’INCUBO E’ FINITOComic Art 79 del 1991 150x150

L’ultima parte è la più splatter (eh sì, a quei tempi DYD abbondava con lo splatter!) e c’è più azione. Il finale è un concentrato di stile Sclavi che farà andare in brodo di giuggiole i più accaniti fans. Ma naturalmente non svelerò il benchè minimo dettaglio a tal proposito.



CONCLUSIONI

Si tratta, come si sarà largamente capito, di un piccolo capolavoro che non deve mancare in una collezione che si rispetti. L’ironia e le battute di Groucho sono – a tratti – persino piccanti, la storia (tipicamente Sclaviana) trapela l’estro del papà di Dylan Dog che con tocchi di sceneggiatura da grande maestro, infonde un valore particolare alla storia. Senza dubbio, per apprezzarne di più le lodi si consiglia la visione del film di Polanski.

Particolare non trascurabile: l’albo è interamente a colori e, visto il grande successo che ebbe, fu ristampato più volte. Pur essendo di facile reperibilità, per averne una versione completa, consigliamo ai collezionisti incalliti di recuperare i tre numeri di Comic Art originali e poi la ristampa “Gli inquilini arcani” che le racchiude tutte.

Per chi ancora non l’avesse letto è pressochè obbligatorio reperirne anche una ristampa per apprezzare la qualità dell’albo; mentre chi l’ha già letto potrà rigustarselo per l’ennesima volta, spinto da quest’ennesimo ritorno del passato in cui vi spingiamo a tuffarvi saltuariamente!

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Articolo a cura di: Peppe Scatà

Revisione e intro: Marco Rizzo

Scansioni: Alessandro Bertoldi

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