IL FU DYLAN DOG: DALLE ORIGINI A INVERARY
Spesso ci si chiede che fine abbiano fatto le tanto amate storie in cui il nostro eroe si trovava ad operare in un mondo popolato da vampiri, licantropi e mostri di ogni genere, usciti dalla letteratura e dal cinema horror.. Tutto quello, cioè, che ha reso celebre e innovativo il nostro “Dylan Dog” che, quotidianamente, si trovava immerso nei racconti della tradizione “splatter”; cito ad esempio il primo dei tanti fuori serie che fecero affermare del personaggio: la rivista “Per lui” (c.f.r Articolo “Dylan Dog Per Lui” recensione completa della storia, con uno splatter particolarmente sanguinolento che ritengo forse più gradito all’Autore che all’Editore).
Recentemente mi sono trovato a discutere con un grande Autore che stimo per aver realizzato un genere unico nel panorama del fumetto italiano, il”western-horror” che fa da sfondo a poco più di 10 anni di storie narrate nelle pagine di “Magico Vento” che, come tutti sapete, ha recentemente chiuso i battenti (purtroppo o per fortuna a seconda di come si voglia vedere l’accaduto).
G. Manfredi mi ha gentilmente spiegato quali siano stati i problemi sorti nel dare un seguito a “Magico Vento” - al di la della sua personale intenzione di non voler rimanere legato per forza a “Ned Ellis” – e cioè la difficoltà di reperire disegnatori capaci nel disegnare i cavalli (i più bravi sono ovviamente impegnati con “Tex”). A questo si aggiungono le difficoltà attuali, la spina nel fianco della “Bonelli”, nel reperire Autori capaci di proporre nuovi personaggi che possano minimamente eguagliare quelli affermati nei gloriosi anni ’90, anche se personalmente penso che le miniserie che iniziano con “sprint” e terminano frettolosamente e in agonia sembrano semplicemente una tecnica imprenditoriale per non rischiare a medio e lungo termine risorse e comunque “far cassetto”.
G. Manfredi a tale riguardo in riferimento al defunto “Greystorm” credo abbia la mia stessa opinione, “Greystorm” sarebbe potuto proseguire ma forse non è piaciuto a qualcuno… .
E cosa dire delle attuali sceneggiature di Dylan Dog? Forse troppo legate a temi sociali (anche se onorevolmente) ben poco a tema con quelle che sono state le origini del fumetto in sé che lo hanno reso non più “popolare” ma d’autore, e in questo non si può che dare atto ancora una volta della bravura di Tiziano Sclavi.
Nella sua opera (e mi riferisco a ciò che ha supervisionato) c’è un continuo gioco di rimandi e citazioni che fanno parte del suo bagaglio culturale e che offrivano al lettore un “confronto”, o meglio una sfida, per riuscire a scoprire da dove era “presa” quella determinata scena utilizzata nel fumetto.
Ad esempio, già nel Dylan Dog n. 1 del 1986 i riferimenti a G. Romero sono espliciti: Grocho va al cinema con Dylan e la solita protagonista femminile a vedere “Zombie” (alias Dawn of the dead).
Se vogliamo approfondire, l’indagatore dell’incubo vive in Craven Road.. e Wes Craven, com’è noto, è un altro pezzo da ’90 del cinema horror-sanguinolento citato sopra.
Questo gioco di citazioni spinge il lettore per almeno un paio d’anni ad una specie di caccia all’indizio e costringe ad un continuo confrontandosi con la propria cultura, in merito.
Nel n. 2 “Jack lo squartatore” Dylan torna al cinema, è la volta di uno dei capolavori di Dario Argento (e anche in questo caso, forse, dovrei scrivere un articolo: “il Dario Argento che fu…”) e il rumore di fondo che tradisce l’assassino è proprio “strappato” da quel film (il verso di un raro animale che vive nel Caucaso meridionale, nella pellicola un solo esemplare era a Roma).
Ancora Dario Argento nel n. 3 “Le notti della luna piena” con una ambientazione che ricorda “Suspiria”, il collegio femminile, e un finale che ricorda “Inferno”.
Poi ne “La zona del crepuscolo” in cui l’immagine della morte in automobile non può che far pensare a una delle scene del poco conosciuto “Quattro mosche di velluto grigio” sempre di D. Argento la cui diffusione per una questione di controversia legata ai diritti d’autore è ancora dubbiosa (anche se alcune copie, pare non autorizzate , sono giunte dalla Germania con audio in italiano ed così reperibile sul sito del regista una versione import, molto costosa comunque).
Nel numero successivo “Il ritorno del mostro” chiari riferimenti ad “Halloween”.
Potremmo continuare all’infinito.. ma non credo serva. Bisogna invece valutare se la presenza di riferimenti alla letteratura e al cinema horror & splatter serva o meno alla buona riuscita del fumetto in questione. A parere di chi scrive, assolutamente si.. anche se rispetto le opinioni di chi direbbe l’esatto contrario.
Sicuramente il parere della casa editrice è cambiato, anni fa sarebbe stato molto difficile immaginare Dylan Dog privo di tutte quelle scene horror & splatter che hanno fatto per anni il giusto “condimento” della serie. C’è stato un adeguamento o meglio una attualizzazione in cui il fumetto si tiene sempre legato a temi e argomenti di attualità ma ai piani alti dovrebbero anche considerare che spesso, chi compra un albo, lo fa per fuggire proprio per qualche ora dall’attualità e quindi pretende una sorta di “pausa mentale”.
Non che sia sbagliato anche seguire problematiche sociali ma credo di poter dire – non a nome di tutti, ovviamente, ma a nome di tanti che amano la letteratura e il cinema horror quanto me – che Dylan Dog dovrebbe ritornare al suo stile originario e solo così non deluderà le aspettative di chi da quel numero 1 ad oggi ha tutta la serie! Inoltre un ritorno al passato permetterà ai giovani lettori, sempre più attirati da fumetti che vengono da lontano, di avvicinarsi al made in Italy che non ha assolutamente nulla da invidiare a nessuno.. in primis per quanto riguarda la qualità dei disegni.
Per il momento ogni mese in edicola è uguale al precedente.. vedremo che succederà.
Articolo a cura di: Stefano Prioni
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si porca miseria non se ne puo piu di ste storie e di sto personaggio che non è dylan dog , vogliamo il vecchio dylan
[EDIT by Aaika: ho rimosso le parolacce, la prossima volta evitale, thx
]