Dylan Dog GNUT, l’ultimo plagio.
L’argomento di cui tratto oggi, è uno dei fuoriserie più pregevoli riguardanti l’ Indagatore di Craven Road.
Accattivante e di notevole impatto visivo per la fattura della copertina, colori vivi, grande formato, il classico albo che molti vorrebbero avere in cornice nel salotto e forse, in tale locazione, molti particolari potrebbero non venire a galla ma…
Sapete quando un dubbio vi attanaglia?
E’ quello che succede a me da un paio d’anni a questa parte, ma un po’ per mia negligenza e anche soprattutto per il fatto di possedere una copia del sopracitato albo (di assoluta e inequivocabile provenienza), ho sempre posticipato l’interesse a far svanire in me questo persistente “sospetto” sino a che esso ha cominciato a disturbarmi più del dovuto e mi sono sentito in dovere di fare luce laddove c’era tenebra.
Questa è la motivazione di ciò che sto per rivelare e che mi ha spinto a comporre queste considerazioni anche se credo fermamente che molti come me hanno da sempre avuto fondati indizi che qualcosa non “quadrava”.
L’albo a cui alludo è “GNUT” prima uscita editoriale datata 08/1993, 16 tavole, colori, appare su agenda, diario e minidiario “Auguri Mondadori”.
La storia venne pubblicata una tavola al mese sull’agenda mentre sul diario e sul minidiario le ultime sette tavole vennero raggruppate.
La riedizione significativa a cui mi riferisco è stata realizzata da un fantomatico e non meglio precisato “SFC” ovvero “Soci del fumetto club” i quali si sono ripartiti le spese per editare l’albo in una pubblicazione unica nel suo genere.
Pubblicazione che a mio avviso manca di due parti fondamentali: maggiori informazioni per identificare la fonte e un timbro con conseguente numerazione progressiva.
Analizzando quanto ci viene detto sul volume stesso possiamo già avere un primo indizio: essendosi i soci fatti carico delle spese per stampare “Gnut” lascio a voi riflettere se le copie realizzate, ovvero la tiratura, possa essere stata elevata oppure no.
A parere di chi scrive assolutamente NO.
In seguito ho avuto conferma certa che la tiratura è stata bassa e l’albo è esauritissimo da tempo nonostante, sul sito di aste on line con il maggior bacino d’utenza, e da almeno un paio d’anni, viene costantemente ceduto a ¼ del prezzo finale di vendita degli anni precedenti, spesso dagli stessi venditori che pare ne abbiano intere librerie e che le loro scorte non termino mai.
Come sia possibile è palese, trattasi di “falsi” realizzati ad arte e distinguibili difficilmente dall’originale in quanto per la comparazione è assolutamente necessario avere la copia “certa” tra le mani.
E’ indispensabile inoltre chiarire una volta per tutte che l’Associazione “ANAFI” erede della fu “ANAF” (Associazione Nazionale amici del fumetto e dell’illustrazione) avente Sede a Reggio Emilia non ha mai avuto nulla a che vedere con la stampa di “Gnut” ne con la stampa de “I vicini di casa”.
Aggiungo inoltre che “Gnut” e “I vicini di casa” non hanno mai fatto parte del corredo sociale dei soci Anafi.
Mi è noto invece che i “Soci del fumetto club” altro non sono che un gruppo di appassionati di fumetto i quali si sono motivati per stampare quanto di cui sopra; uno dei promotori dell’iniziativa è residente in Roma e mi ha gentilmente ceduto 1 copia di “Gnut” e 1 copia de “I vicini di casa” (questo anni fa, le copie sono esaurite) le quali sono servite per il confronto della copia “falsa” di “Gnut” che io stesso ho acquistato per poter essere in grado di informarvi e rendervi cauti negli acquisti soprattutto senza aver davanti l’albo e poterlo confrontare con l’originale “SFC”.
Tutto ciò premesso passiamo ad una recensione di “Gnut” versione “SFC”.
Vi preciso che le foto non descrivono pienamente quelle che sono le reali differenze con il plagio, questo è comprensibile, si cercherà però di darvi alcuni indizi che vi permetteranno di verificare la copia facente parte della vostra collezione.
Vi mostro innanzitutto la foto di quella che dovrebbe essere la vostra copia autentica.
Come potete vedere i colori sono nitidi e l’albo autentico ha le seguenti dimensioni e peso:
- larghezza cm 24,5 – lunghezza cm 34,40 – spessore 2 mm;
- il peso può variare dai 165 grammi ai 190 grammi ma comunque rigorosamente pesare al di sotto dei 200 grammi, la copia in mio possesso pesa 165 grammi ed è assolutamente autentica.
L’albo falso ha le seguenti dimensioni e peso:
- larghezza cm 24,5 – lunghezza cm 34,60 – spessore 3 mm;
- il peso del falso è di 210 grammi.
I colori della prima di copertina dell’albo autentico rispetto al falso sono nettamente più vivi, si nota senza avere l’occhio del collezionista che nel plagio trattasi di copia fotostatica a colori di buona qualità ma chiaramente non perfetta, l’albo autentico è più corto e pesa di meno, riporto una foto di seguito che dovrebbe farvi vedere la differenza di lunghezza abbastanza evidente.
Passiamo ora alle differenze grafiche in prima di copertina tra l’autentico e il falso.
Ve ne elenco alcune ma se ne potrebbero trovare della altre, mi riservo di lasciare l’ultimo particolare come prologo che senza ombra di dubbio vi sorprenderà dandovi modo facilmente di avere la certezza matematica di quanto avete tra le mani, a tal proposito è proprio il caso di dire che fortunatamente, spesso, “la farina del diavolo va in crusca”, questo proverbio italiano è perfettamente azzeccato e a tema!
Nella prossima foto noterete dei cerchi ovali di colore rosso che permettono di identificare le differenze tra la copia autentica e il plagio.
Cominciamo dai capelli della ragazza che risultano maldestramente troncati nel falso, manca l’ultima ciocca mentre la tipografia “SFC” ha completato l’immagine nel modo corretto.
Il ramo immediatamente soprastante la testa della ragazza è anch’esso troncato, è evidente sull’immagine.
Lo stesso discorso vale per la pianta che sta alla destra del logo-firma di Brindisi, non vi è lo spazio necessario per emulare la stampa originale.
Tutto queste discordanze sono presenti in quanto nel falso vi è una striscia bianca di almeno 2-3 mm che crea una sorta di costolina mentre nell’originale il colore invade tutta la prima di copertina.
Avendo quindi “rubato” qualche mm alla prima di copertina è evidente che poi nel lato opposto non vi è più fisicamente lo spazio per completare l’immagine in copia conforme all’originale.
Lo stesso logo-firma di Brindisi riporta una differenza appena percettibile.
Nell’originale lo sfondo tende al giallognolo, nel falso è praticamente bianco.
Nella mia copia vi è una “sbavatura” nel logo-firma dovuta presumibilmente a un errore di stampa in fase di finissaggio del colore ma ciò non è classificabile come certo.
Anche nella spillatura vi è una differenza.
La macchina tipografica spilla tutte le copie nella stessa e identica posizione, la foto che vi mostrerò indica chiaramente che anche in quel caso il “falso” è stato spillato in posizione diversa rispetto all’originale.
Veniamo ora alla classica “ciliegina sulla torta”.
Spostiamoci in quarta di copertina (lato posteriore completamente bianco tranne il logo di Dylan Dog e la dicitura concernente la provenienza del personaggio).
Come potrete apprendere dalle ultime 2 foto nella copia originale la parola Dylan è stata scritta erroneamente per errore di stampa con la “I” di Imola e non con la “Y” di yogurt.
Questo errore di chi ha riprodotto e immesso sul mercato le copie false di “Gnut” è fondamentale perché ci da la possibilità di ovviare alle problematiche di riconoscere un falso con delle foto, se nella vostra copia la parola Dylan in quarta di copertina è stata scritta nel modo corretto (ovvero come si scrive cioè con la y e non con la i) allora in quel caso la copia di “Gnut” in vostro possesso è falsa!
Nella copia autentica Dylan viene scritto DILAN con la i quindi.
Dicitura Corretta – Dicitura Errata
Non credo vi sia altro da aggiungere, avrei potuto semplicemente limitarmi a fare delle rimostranze al venditore che mi ha ceduto la copia falsa (che ovviamente di primo acchito negava, solo dopo l’evidenza dei fatti ha ammesso quella che è la realtà e, non solo si è ripromesso di restituirmi il denaro ma non ha nemmeno voluto indietro ciò che mi aveva spedito, questa la dice lunga, chi sa di aver ragione impossibile credo non pretenda indietro l’oggetto che ha venduto se deve restituire i soldi) ma penso sia stato più utile informare tutti voi e questa volta mi auguro che sia veramente l’alba del tarocco, tarocco che non hanno nemmeno saputo realizzare in copia conforme all’originale.
Mentre scrivo ho fatto un po’ di “repulisti” sul famoso sito di asta on line, tutti i venditore sollecitati da me hanno provveduto a chiudere le inserzioni previa verifica delle copie in loro possesso.
Sarà veramente questo l’epilogo ?
Onestamente non credo, occhi aperti!!
Articolo a cura di: Stefano Prioni









Complimenti
Ora non è più possibile sbagliare o meglio farsi truffare sull’acquisto di Gnut
Bravo Stefano