Dylan Dog: il Film – Paola Barbato
Cari frullati di primavera, Dead Of Night torna a far parlare di sé. Lo fa con la sceneggiatrice dylaniata Paola Barbato, tramite la rivista online di informazione e critica fumettistica “Lo spazio bianco”, che si propone di analizzare e valorizzare il fumetto come mezzo espressivo e culturale. L’intervista di Davide Occhione, spazia molto, toccando un pò tutti gli aspetti del film di Hollywood. Buona lettura
Il film di Dylan Dog è un prodotto di entertainment che ha il compito di tradurre in celluloide un personaggio a fumetti realizzato in Italia. Può essere che per un lettore di Dylan Dog affrontare questo film con tranquillità senza caricarlo di troppe aspettative sia impresa impossibile?
“Per un lettore non occasionale e soprattutto per un lettore della prima ora sì, è impossibile. Se si conosce il personaggio è impossibile, proprio perché la fortuna della serie è dovuta alla caratura umana del personaggio. Nessun film potrebbe mai soddisfare appieno le aspettative di ciascuno.”
Alla luce degli enormi problemi di trasposizione che ci sono fra un fumetto che è stato scritto da decine di autori e realizzato in centinaia di volumi autoconclusivi, per un lettore di Dylan Dog che peso pensi abbiano le divergenze dal fumetto nel giudizio del film?
“Ogni numero che esce in edicola comporta una levata di scudi delle varie frange di lettori. Gli “sclaviani” che vorrebbero che tutti scrivessero come lo Sclavi del 1986, i “chiaverottiani” che trovano tutte le storie recenti “fuori serie”, i puristi dello splatter che lo vedono edulcorato eccetera. Figuriamoci poi se esce un film, anche fosse fedele fino all’esasperazione a un numero ben preciso della serie ci sarebbero sempre dei lettori insoddisfatti. Anche premesso che la trasposizione perfetta è impossibile da realizzare.”
Narrativa e fumetti sono bacini importanti di soggetti e personaggi per il cinema nostrano; in generale quanto pensi possa essere possibile (tutto considerato) un passaggio indolore da un mezzo all’altro?
“Indolore mai. E non solo per il cinema nostrano (dal punto di vista quasi esclusivamente letterario) ma anche per le major hollywoodiane. Io ancora oggi non perdono a Kubrick il suo “Shining”, totalmente infedele allo spirito dei personaggi di King (pur essendo un gran film). Il nostro cinema cannibalizza moltissimi romanzi, ma in alcuni casi la resa del film nobilita un testo magari non brillantissimo (non faccio nomi).”
Da spettatrice sopporti più facilmente, nella trasposizione, un tradimento all’originale nella forma o nella sostanza?
“Forma, forma, per carità. Se Dylan invece di un maggiolino bianco ne guida uno scuro poco cambia. Se Dylan guidasse una Lamborghini allora sì. Perché non è nel suo carattere. Un Dylan vestito con jeans, giacca nera e camicia rossa che parla come Rambo è mille volte peggio di un Dylan in smoking che si comporta da Dylan. Il rispetto per il personaggio è fondamentale, poi la resa esterna può cambiare, pace.”
In centinaia di storie di Dylan Dog si sono delineate (oltre all’interpretazione del papàSclavi…) varie interpretazioni del personaggio a seconda della sensibilità dell’autore che lo realizzava. Nel film hai “sentito” in qualche punto una vicinanza altuo Dylan?
“No. E non ho altro da dire su questa faccenda.”
Prescindendo dalla qualità del film è partita una levata di scudi “integralista” (lo diciamo con simpatia nei confronti dei fan, ovviamente) tesa a boicottarlo a prescindere, magari a causa dell’ambientazione a New Orleans (o di altre “variazioni” magari dovute a problemi di diritti, leggasi maggiolone, Groucho…). Anche se ambientato a Londra (tanto per fare un esempio) avremmo avuto centinaia di fan arrabbiati per un altro motivo, non credi?
“No, non credo. L’assenza di Groucho posso anche capirla, la presenza di un assistente diverso no. E non credo che ambientare a Londra la vicenda sarebbe stato terribilmente dispendioso. L’esempio del maggiolone calza: hanno cambiato il colore per i diritti della Disney su Herbie? Va bene, ma pur sempre di maggiolone si trattava. Non potevano usare Groucho? Ok, allora meglio nessuno. I loro cambiamenti in questo senso, invece, andavano contro il personaggio, la serie, il concetto proprio di “Dylan Dog”. L’America? E da quando, l’America? Non mi dicano che Londra era una location costosa per una produzione simile, dai. Londra si può ricostruire, si può dissimulare. Fai due riprese nella Londra vera e poi scegli un ambiente americano simile. Questo film non presenta nessuno sforzo di “entrare” nell’atmosfera del fumetto. Metterci un nome e due cose esteriori non basta. Fai dell’altro. Io so quanto i fan di Dylan possano essere estremi, ma in questo caso le premesse erano proprio negative negative.”
Parliamo di una produzione americana: pensi che il puntare a un bacino di pubblico molto più vasto dell’Italia che va al cinema sia “giusta causa” delle licenze prese in sede di soggetto/sceneggiatura del film?
“No. Dylan non è Italiano, è inglese. Le sue vicende sono universali, non legate alla nostra cultura. E dalla serie si potevano estrapolare una miriade di tematiche perfettamente allineate con i gusti d’oltreoceano. Quindi non si nascondano dietro un dito: non c’era la volontà di fare un film ben costruito. E infatti il più grande difetto del film è l’essere sciatto. Dialoghi posticci e inefficaci, script debole e telefonato. Nessuna buona volontà.”
Io ho la sensazione netta che questo film sarà visto al 90% da persone che non hanno mai letto un albo di Dylan Dog. Riesci a immaginare cosa penseresti di questo film se non avessi conosciuto (e convissuto con lui per anni) Dylan?
“Che è un filmetto scritto male e recitato peggio. E che non mi farebbe venire nessuna voglia di leggere il fumetto da cui è stato tratto. Sono sincera. Ho visto diversi film tratti da fumetti che non avevo mai letto. Alcune volte il fumetto l’ho preso, altre no. Dipende da quanto bene sia stato fatto il film. Lo stesso vale per i romanzi. Un buon lavoro è buono a prescindere dalla sua origine. E questo film non è un buon lavoro.”
Quanto pensi, laddove già online probabilmente si è potuto tastare il polso abbastanza rapidamente, siano delusi dalla trasposizione gli appassionati lettori di Dylan Dog?
“Le aspettative erano talmente basse che credo che la maggior parte di loro sia andata al cinema senza sperarci. Quindi saranno rimasti delusi ma non erano impreparati. Piuttosto ora ci sarà una rivalutazione di massa di “Dellamorte Dellamore”, fino ad oggi considerato abbastanza male dagli appassionati di Dylan Dog (sebbene il protagonista non sia lui, pur avendo molti punti in comune).”
Sopraggiunti problemi d’età per il perfetto Rupert Everett, il tuo Dylan cinematografico era ed è Adrien Brody. Che effetto ti ha fatto invece vedere Dylan interpretato dall’ex Superman (ammesso tu abbia visto Superman Returns)?
“L’ho visto, e allora avevo ritenuto che il paragone con Christopher Reeve reggesse. Non sono invece riuscita a paragonarlo a Everett perchè semplicemente non mi è sembrato Dylan nemmeno per un attimo. Era Superman vestito con jeans, camicia rossa e giacca nera. Mancava la cabina telefonica, questo sì.”
Dylan è protagonista della scena fumettistica italiana da oltre un ventennio. Un eroe anomalo che non fa mistero delle sue paure e delle sue debolezze, un personaggio pieno di interessi e ricco di sfaccettature. Quante di queste cose si possono ritrovare nel film a tuo giudizio?
“Ma per favore! Non basta mettere in mano a un tizio un clarinetto e un galeone striminzito per farne un uomo dall’immenso panorama interiore come Dylan. Dov’era lo struggimento, l’autoironia, la malinconia, la tenerezza? Dov’erano la curiosità, l’amore per l’ignoto, i libri, il cinema? Via, via, via.”
Se in futuro dovessero chiederti di collaborare con la stesura delle sceneggiatura di un nuovo film di Dylan accetteresti? Porresti delle condizioni per te irrinunciabili rispetto alla storia e ai personaggi?
“Da quando in qua io posso dettare condizioni su qualcosa? Comunque accetterei, certo, e PROVEREI a fare qualcosa, a dare il mio apporto, a mettere quel che posso di Dylan nella storia. Ci proverei, come no. Voglio bene a Dylan Dog, ma sul serio.”
Il tuo amico Dylan, che ha il merito di averti fatto appassionare ai fumetti con la sua capacità di sorprenderti sempre e farti sorridere e pensare, andrebbe a vedere il film che porta il suo nome? Cosa penserebbe dei personaggi e dell’intreccio? Potrebbe essere un soggetto per un albo? D’altronde, Julia, se non ricordo male nel suo universo ha un telefilm a lei ispirato…
“Premetto che leggevo i fumetti molto prima di conoscere Dylan, dopo di che credo di sì, credo che Dylan andrebbe a vedersi. Non per narcisismo, ma per curiosità. Si arrabbierebbe, rifiuterebbe di andare al cinema, resterebbe ore davanti all’ingresso senza entrare ma alla fine lo vedrebbe. La curiosità lo ha sempre salvato dal grigiore della vita. Ma, a differenza di Julia, Dylan non è abbastanza benvoluto dal suo universo perché si faccia un film su di lui. In un film gli farebbero fare il cattivo, oppure sarebbe un film denigratorio. Lui, agli occhi del “suo” mondo non è un eroe.”
Credits: lospaziobianco.it
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Questo articolo è stato inserito da Admin DDC. [RiZzUs] il 29 marzo 2011 alle 20:52, ed è archiviato in Interviste. Puoi seguire le risposte a questo articolo con i feeds RSS 2.0. Puoi anche scrivere un commento o segnalare un trackback dal tuo sito.
Mi fa sorridere vedere come Paola Barbato “critichi” gli altri che non hanno saputo gestire Dylan Dog… (per vedere la pagliuzza nell’occhio dell’altro bisogna prima togliere la trave che sta nel proprio) da oggi le mie “critiche” verso la Barbato avranno un gusto ancora più stuzzicante.
“Dov’era lo struggimento, l’autoironia, la malinconia, la tenerezza? Dov’erano la curiosità, l’amore per l’ignoto, i libri, il cinema? Via, via, via.”
Sì, ma io quando leggo le tue storie mi domando “dov’è Dylan Dog? L’orrore, la paura, l’angoscia, una trama non per decerebrati, la curiosità di scoprire cosa sta succedendo e che spinge a leggersi il fumetto tutto d’un fiato, dove sta il sangue, la sensazione di morte, i comportamenti da puttaniere non mascherati da un paradossale e insensato “innamoramento” per qualsiasi troia che gli capiti a tiro, dove sta una caratterizzazione realistica del protagonista e dei comprimari, dove sta l’ispettore Bloch che và a puttane (lo ammette lui stesso nel fumetto “Memorie dall’invisibile”), Groucho che ha una vita sociale, dove sono le capacità paranormali, l’essere catalizzatore di eventi anomali, le scazzottate dove Dylan elargisce la sua dose di castagne e non soccombe al primo colpo come un fragile manichino effeminato, ecc…”?
Paola Barbato sei BOCCIATA. Dovrai ripetere l’anno, suggerisco come sceneggiatrice di Topolino per la Disney.
Chiedilo a Sergio Bonelli come mai tutte queste lacune attuali rispetto al passato, non alla Barbato, lei fa ciò che gli viene imposto di fare, come tutti gli altri sceneggiatori del resto.
Al limite potresti rivolgere queste domande al curatore, a Gualdoni ma non a lei che comunque è una scrittrice che secondo il mio modesto parere non è idonea a sceneggiature per un fumetto come Dylan Dog, non comprendo come sia potuto piacere a molti il numero recente ove l’unica cosa ammirevole erano i disegni di Stano, il resto una storia talmente scontata e ridicola di quelle da “30 pagine e metti via l’albo, basta…”.
L’horror, lo splatter puro non piace a Bonelli, l’ho già affermato diverse volte, era Sclavi l’amante di questo genere, non l’Editore e probabilmente questo è un mio problema, proseguo a comprarlo per inerzia ma sono veramente stanco di storie scialbe in quanto Sclaviano e amante dell’horror puro.“la Barbato, lei fa ciò che gli viene imposto di fare”
Le hanno detto scrivi “una storia come se fossi una ragazzina delle medie”? Non penso. Uno quando è bravo è bravo, al limite, a causa di paletti esterni, può essere depotenziato ma mantiene sempre la sufficienza, non è questo il caso sicuramente.
Dell’ultimo numero di Paola Barbato e Stano io non salvo proprio nulla. Esattamente come l’ultimo “speciale annuo” scritto dalla Barbato. Una sceneggiatrice che usa artifizi elementari per generare “emozioni” a me fa solo ridere. Non c’è complessità, non c’è capacità di caratterizzazione. La Barbato usa scene infantili, per esempio usa un uccellino che libera Dylan Dog dai legami di una corda e poi lo fa morire bruciato o ricorre ad un cagnolino malato di tumore e soppresso dalla padrona che lo ama, per creare “compassione” nel lettore. Sono tecniche narrative che insultano l’intelligenza di chi se le ritrova davanti. Crea il “cattivo” e lo fa antipatico e bastardo, gli contrappone il “buono” che lo realizza simpatico, magari con qualche handicap (magari muto e che parla con gli uccellini… patetico). Crea dei binari sempliciotti in cui cerca di incanalare chi la legge. Più in là non riesce ad andare. Ci sono dei grandi scrittori che non fossilizzano mai un personaggio su una figura rassicurante, che spingono il lettore a “riflettere” per capire chi è veramente dalla parte “giusta” e chi no, accorgendosi che alla fine tutto è relativo (i concetti di bene e male). Ci sono scrittori che riescono a farti amare uno che si mangia le persone (Hannibal Lecter) e odiare l’eroe classico.
C’è un abisso qualitativo tra gli sceneggiatori di Dylan Dog e quello che ci si aspetta da un albo di Dylan Dog che più passa il tempo e meno possibilità ci sono di vederselo colmare.
L’unica storia della Barbato decente, fu quella per un numero fuori serie, non ricordo ora il titolo. Mi sembra che era disegnata pure da Stano, ma chi se lo ricorda… sono cose che cerco di dimenticare disolito.
- #7 Pubblicato da Admin DDC. [RiZzUs] 1 anno fa
E chi è Tiziano Sclavi? Ah, giusto, ora ricordo… quello che 1/4 di secolo fa creò Dylan Dog. Bhè, diciamo che Sclavi non ha abbandonato solo lo splatter, ha abbandonato tutto, Dylan Dog compreso.
Mi tocca spezzare una lancia in favore dei giapponesi e dei loro manga: Il creatore di una storia (che poi al 99% è anche il suo disegnatore, quindi armonia totale tra quello che vedi e quello che si è pensato di farti vedere) si dedica ad un personaggio anima e corpo e quando non ha più niente da dire conclude la storia.
In Italia si diluisce il brodo fino allo stremo.
Tex a che numero si trova? Centoventottomila? “Manga” Vs “Fumetto italiano” uno a zero, palla al centro.
“Sclavi non ha abbandonato solo lo splatter, ha abbandonato tutto, Dylan Dog compreso”.
CONCORDO PIENAMENTE.
Non ha abbandonato lo splatter, semplicemente si disinteressa e tra l’altro i gusti mutano, ha dichiarato che non gli interessa più quel genere e non possiamo certo fargliene una colpa o andare a casa a prenderlo per le orecchie intimandogli di tornare a fare il supervisore!
Se ci siamo poi trovati la solita ciofeca in sala (e lui stesso lo aveva preannunciato) è proprio perchè in prima persona ha ceduto i diritti come tutti sappiamo.
Pertanto secondo me chi ha ereditato il personaggio Dylan Dog e si occupa di curarne la serie dovrebbe farsi un giro nei forum e comprendere meglio quelli che sono i gusti della gente, il malcontento e segnalarlo a chi di dovere.
Se davvero Bonelli tenesse solo ai soldi come viene detto in questa sede provvederebbe ad un ritorno alle origini ma il problema è molto più complesso: mancano le idee e quelle che ci sono fanno acqua, pena.
Leggo in altro forum uno slogan del tipo “Ridateci Marcheselli”, beh, non hanno torto a scriverlo ed è ora che il suo successore dia una svolta alla serie, non basta mettere un “potenziale nemico” intento a scattare foto alla fine di un numero per lasciare aperti possibili sviluppi futuri, ci vuole ben altro e Dylan Dog non può diventare un clone di serie tv con trame sviluppate ma ripetitive..
Per quanto riguarda i Manga sono in totale disaccordo, pattume allo stato puro, inutili pure per attizzare il fuoco.Per i manga ci sono delle eccezioni. La maggior parte fa cagare ma le eccezioni dominano e surclassano i fumetti Bonelli alla grande, ne cito solo due: “Devilman” (storia originalissima di Go Nagai in cui i demoni, per ripopolare la Terra, usano l’intolleranza degli stessi umani per il “diverso” e aspettano che si scannino tra di loro seguento l’antica formula dell’inquisizione per poi intervenire a decimazione compiuta) e “Le bizzarre avventure di JoJo” (la creatività che si assapora in un solo numero è superiore a quella di tutti i Dylan Dog usciti finora e futuri). Chi sa di cosa parlo non può che concordare.
Di Sclavi mi piacerebbe leggere “Dellamorte Dellamore” ma non sono mai riuscito a trovarlo da nessuna parte. In compenso ho letto un altro suo libro “Tre” che dire “schifoso” è poco. Spero per lui di aver beccato la mela marcia e che gli altri romanzi siano più decenti.
Per capire che Bonelli usa Dylan Dog come un medico mantiene in vita un malato vegetale attaccato a decine di macchine pur di non subirne la naturale perdita, è dimostrato da una piccola osservazione: Gli speciali. Solitamente un fumetto (non italiano) associa ad una uscita regolare, uno speciale (un numero extra o come lo si voglia chiamare) una tantum per “regalare” ai suoi lettori una storia più curata, magari con più pagine ma certamente più di “lusso”. Dylan Dog invece ha così tanti speciali, almanacchi, maxi, dylandogoni, versioni color, ecc… che quasi le uscite “extra” sono pari a quelle “standard”. Il tutto non fornendo, (e qui sta il bello) qualcosa di più pregiato (magari in termini di disegni o sceneggiatura), bensì esattamente l’opposto (le storie sono ancora più brutte di quelle regolari). Il tutto per che cosa se non per i soldi? Invece di fornire poco ma buono e ad un prezzo superiore, Bonelli fornisce molta roba, di scarsa qualità e ad un prezzo popolare. Lui ci guadagna sempre. Dal canto mio preferirei che esca un Dylan Dog speciale ogni anno a 20 euro ma “spettacolare” che non tutte queste uscite extra che hanno il retrogusto della merda (e che se le sommi ti vengono a costare quasi 40 e più euro l’anno).
Lo stesso Corrado Roi, un Dio del disegno, è apparso sciatto e “abbozzante” nel maxi di quest’anno. Ma io dico, cazzo, è un numero EXTRA perchè ha storie e disegni peggiori di un qualsiasi Dylan Dog fatto sempre da lui? Mistero.
Concordo con quanto riportato da “Signor Micio Camicio”…leggo Dylan dal lontano 1987 e ricordo come fosse ieri le emozioni che mi hanno regalato i primi 50 numeri della serie regolare…dopodichè “BUIO”……..difatti a parte qualche sporadica eccezione, sono anni che non mi emoziono/diverto più con le storie dell’indagatore dell’incubo che, nonostante ciò seguo mese dopo mese…(dovere da collezionista?) …ahimè tutto ciò fa male, molto male, visto che amo il personaggio creato da Sclavi.
Concordo con il fatto che forse, invece che pubblicare “Maxi” ” Almanacchi” (che non acquisto più dal 2007 poichè stufo della scarsa qualità di questa “serie”) e speciali vari, si potrebbero concentrare attenzioni maggiori sulla qualità della serie regolare che, anche questo mese, mi ha fatto “buttar via” 2 euro e 70 visto che, dopo aver letto le prime 18 pagine è stato messo sulla mensola della libreria a prendere polvere assieme agli altri 294 albi.
Non ho visto il film.
Mi sono volutamente rifiutato, e da quanto sento in giro ho fatto bene. Dispiace veramente pensare che nei primi anni novanta, quando Dylan andava veramente forte, non sia andata in porto la possibilità di girare un film come si deve e magari con il mitico Rupert Everett, oramai 50 enne e deturpato dalla plastica facciale, come protagonista…..Sembra proprio che si stia facendo di tutto per uccidere il mio amato “eroe” di carta…le storie scialbe degli ultimi anni, un film insensato a lui dedicato che invece che far incrementare le vendite degli albi, a mio parere, nuocerà solamente a quest’ultime (chi non conosceva dylan dog di certo non si avvicinerà agli albi grazie a questo lungometraggio) e in fine vengo a sapere che pure il volto “umano” dell’indagatore di craven road decide di distruggersi l’immagine mettendo mano (anzi viso) al botulino…Fui, all’epoca, e ancora adesso (forse più di prima) un sostenitore di “Dellamorte Dellamore” che ritengo sicuramente il più bel romanzo (del quale conservo gelosamente una copia illustrata da Stano) di Tiziano Scalvi. Amo il film di Soavi , ed è, a mio avviso, dimostrazione di come, con un piccolo budget, si possa fare un film come si deve….(Munroe non deve averlo mai visto) ….effetti speciali non certo eccelsi (vedi scena con Morte con falce che sembra presa dritta dritta da un baraccone di giostre itineranti) colonna sonora discutibile e un’attrice di sicuro non da oscar (ma comunque bellissima soprattutto all’epoca) contribuiscono comunque a rendere il film molto suggestivo e ricco di quel fascino “dark-noir-horror-ironico” che avrebbe dovuto essere “dylan dog – il film”.
Un Rupert in gran forma e indimenticabile..perchè diciamoci la verità…chi non ha provato a “colorare” di rosso la camicia bianca di Francesco Dellamorte, facendo finta di avere davanti a se il mitico e compianto Indagatore dell’Incubo?? Io l’ho fatto, peccato che a farlo non siano stati Bonelli & C. assieme a qualche buon regista dell’epoca (magari Soavi stesso) un sogno destinato a rimanere tale??? Speriamo di no…nel frattempo continuerò a sostenere Dylan con la speranza che esca anche questa volta indenne da questo suo ultimo momento da incubo, sicuramente il peggiore della sua lunga carriera….E’ stato un piacere leggerti, spero che dirai la tua anche su altri articoli.
L’altro giorno stavo pensando a ‘sta cosa (pura matematica):
I primi 100 numeri di DYD li ho letti almeno 20 volte l’uno. Gli altri non più di 2 volte. A livello economico quindi, i primi 100 mi hanno dato 2000 letture, gli altri 200 solo 400 letture. E ancora c’è qualcuno che mi dice “basta parlare dei vecchi fumetti di Dylan Dog”… col cazzo. Non c’è proprio paragone tra il vecchio e il nuovo.
Oggi sul cesso mi sono portato “Horror Paradise”, consiglio a tutti voi di rispolverarlo e di rileggervelo. E’ spettacolare, in special modo con i disegni. Roba fatta 20 anni fa nettamente superiore a quella degli ultimi 15 anni!! Tavole dinamiche, inquadrature mai noiose e banali, trama interessante. Quello è Dylan Dog.
Io non sarei così acido, mi ha fatto un gran piacere sentire la voce di qualcuno che almeno ha a che fare col mondo del fumetto levarsi contro la demolizione di un eroe che di quel mondo fa parte. Tutte le critiche che vengono mosse all’attuale produzione dylaniana possono anche incontrare il mio favore, e se ne può parlare, ma qui la questione è un altra: hanno preso un nostro eroe e lo hanno mortificato mettendolo dentro una storiella per teenagers. E il guaio è che la gente rischia pure di andare a vederlo e conoscerlo così.
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Ma che è la storia del “bue che dice cornuto all’asino”?