COLPO A CRAVEN ROAD
Prevedere il futuro, o meglio essere preparati ad affrontarlo nel migliore dei modi, è sempre stato uno dei grandi misteri che l’uomo cerca di svelare da millenni, affidandosi a “indovini” che, nella maggioranza dei casi -certamente non assoluta- fanno gioco forza sulla credulità popolare. Sulla superstizione e sulle coincidenze che portano il prossimo a prestare fede.
L’inquilino di Craven Road, suo malgrado, ha avuto modo di poter sperimentare le conseguenze di sapere in anticipo quello che accadrà e, infatti, nel n. 40 della serie regolare dal titolo “Accadde domani”, Dylan legge su un giornale mai dato alla stampa, fatti che ancora devono accadere.. è uno scherzo oppure il decorso del tempo si è incrinato?
Sicuramente, di tempo -dall’allora gennaio 1990, quando, tra un fiocco di neve e una “bigiata” da scuola, ci si fermava su una panchina a leggere l’ultima creazione del “Tiz”- ne è passato parecchio.
Quello, era un Dylan Dog molto “ispirato” da una letteratura e un cinema che davano qualità e intensità alle sue storie.
Leggo da un’intervista, a uno degli sceneggiatori attuali, che “l’horror è divenuto un pretesto”.. oltre a manifestare il mio disappunto non credo che, questo genere possa essere definito una scusante o un appiglio. Il Dylan Dog legato ai problemi sociali che abbiamo tra le pagine del mensile -che, a volte, si fatica a leggere fino alla pagina 98 senza diversi “sbuffi”- è assolutamente diverso e imparagonabile a quello del n. 40 che godeva, a parere di chi scrive, della supervisione di chi aveva voluto far vivere la sua creatura in un mondo non di pretesti ma di avventure mozzafiato entusiasmanti.
Si è già detto e commentato molto a tal proposito, l’ideale sarebbe, ora, poter prevedere il futuro del nostro eroe…
“Accadde domani” è sicuramente ispirato, qualcuno direbbe plagiato, da un film del 1944 di Renè Clair, (USA b/n 84 min.) dal titolo “It Happened Tomorrow”, prima edizione italiana del 1946 col titolo “Avvenne… domani” il cui protagonista, un giornalista, Larry Stevens, sempre alla caccia di scoop, incontra un personaggio il quale gli fornisce ogni sera una notizia che accadrà il giorno dopo facendo la fortuna di Stevens.
Purtroppo una di queste notizie riguarderà la sua vita ma, riflettendoci, il voler sapere le notizie in anticipo è cosa non umana, la vera felicità è non sapere cosa ci riserva il futuro: per evitare di esserne influenzati e perdere gli stimoli a migliorarsi.
“Accadde domani” è il risultato del fenomeno Sclavi, grazie al quale la casa editrice ha dato rilancio alle vendite tanto che, dopo 6 anni, si leggerà sul “Corriere dello sport” (26 giugno 1992): “miete successi!”.
Vi ricordate lo slogan “Dylan Dog fumetto d’autore , fumetto d’orrore”?!
Chi, come me, ha vissuto quel periodo lo rammenta come un tormentone che, nel 1986, appariva sui giornali di tutta Italia.
L’horror un “pretesto”? A ripensarci, è stato un pretesto redditizio!
La casa editrice Sergio Bonelli giocò la carta dell’orrido, del terrificante e, l’allora Direttore Editoriale Decio Canzio, convinto che il fumetto popolare avesse già esaurito il suo corso, intuì che il lettore necessitava di qualcosa di elettrizzante.
La riscoperta dell’horror è stata una scelta azzeccata: sangue che scorreva a fiumi, atmosfere misteriose e un Dylan Dog che pensava meno a tematiche sociali e, in compenso, si perdeva nella brughiera londinese rincorso dal mastino di turno.
Sarebbe il caso di una lacrimuccia ma proseguiamo.
Dylan Dog riesce ad approdare anche su un giornale sportivo, “Il corriere dello sport” il quale ottiene licenza da Sergio Bonelli di pubblicare, in 24 puntate a partire da venerdì 26 giugno 1992, la storia “Accadde domani”.
Un’estate calda quella, da brivido anche per gli sportivi, con Totò Schillaci che indossa la maglia nero azzurra abbandonando la Signora zebra e Dylan Dog che legge il “Corriere dello sport” ancora prima che venga stampato…
Perché proprio il numero 40 riedito su un quotidiano sportivo?
La risposta credo sia abbastanza semplice: quella storia più di altre è connessa al mondo del giornalismo.
Dylan Dog non aveva sicuramente bisogno di ulteriore pubblicità, viene già definito il fumetto più amato dagli Italiani, anche dallo stesso “Corriere”, forse necessita ancora di affermazione e infatti l’anno successivo, al Palatrussardi di Milano dal 30 maggio al 5 giugno del 1993, esce il quarto “Dylan Dog horror fest”.
Alla Redazione del “Corriere dello sport” poi, come noto, piace dare spazio a coloro che vincono e il nostro Dylan era un vincente.
Vi è inoltre da dire che, a tutti coloro che leggono quel quotidiano, piacerebbe avere tra le mani una copia ancora non stampata, pensate alle opportunità riguardanti totocalcio, corse di cavalli, scommesse etc. . Le ragioni di questa ristampa sono logiche e comprensibili.
La 24esima puntata che conclude “Accadde domani” è datata 19 luglio 1992.
Ogni puntata è corredata da articoli, recensioni, interventi della casa editrice, dei lettori e un alfabeto dell’horror dalla A alla Z.
Inutile dire che è un fuoriserie di non facile reperibilità, ben 24 puntate senza interruzioni, la fattura della carta è soggetta a facili deterioramenti anche se, le copie in mio possesso, non presentano fioriture o segni di umidità-muffa e pertanto sono state conservata correttamente. (a tal proposito consiglio ai possessori, buste 42x60cm reperibili in cartoleria professionale)
Concludo con una freddura di Groucho inserita nel numero 40: “Buongiorno Capo! Inizia una nuova radiosa giornata in cui se qualcosa può andar male, ci andrà! “ (*) Legge di Murphy
(*) La Legge di Murphy è un insieme di detti popolari nella cultura occidentale, a carattere ironico e caricaturale. Si possono idealmente riassumere nel primo assioma, che è in realtà la “Legge di Murphy” vera e propria, che ha dato il titolo a tutto il pensiero “murphologico”. Insomma, si tratta di un compendio di frasi umoristiche il cui intento è essenzialmente quello di deridere ogni negatività che il quotidiano propone.
Il presente è certezza, mai giocare col tempo.
Articolo a cura di: Stefano Prioni
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Bellissimo articolo.
Condivido le tue perplessità, aggiungo che il nostro “Indagatore dell’Incubo” è diventato da diversi anni (escluso rari casi) “l’Investigatore delle cause sociali”.
Scelte strategico/politiche di Via Buonarroti, il Tiz in primis hanno trasformato il nostro personaggio. Un intervista di un paio d’anni fa, proprio Sclavi conferma che ha voluto lui ammorbidire i toni horror di Dylan portandolo a quello che è oggi. Io personalmente ripropongo un tuffo nel passato, un cambio di direzione, prima di dover leggere il nostro beniamino con racconti “rosa”.
Dylan Dog nasce come fumetto horror, noir, thriller, o comunque legato al genere nero in generale.
Non fatecelo diventare grigio.