La ricetta per risollevare Dylan Dog
Cari estinti, inauguriamo una nuova categoria (non ufficializzata nell’elenco) che porta il nome del mio nick: shared. Capire di cosa si tratta è facile anche per i mesmerizzati non poliglotti: una rubrica che raccoglie tutti gli articoli degni di nota che rimbalzano nella blogosfera e parlano del nostro Dylan Dog. In questo caso, ho ritenuto opportuno modificare l’articolo originale (“perchè Dylan Dog e Martin Mystere in declino non prendono esempio da Topolino” di Mario Marzeddu), riportandone solo alcune parti. Insomma, proprio questo, più che uno “shared” è un “trae spunto da..”. Buona lettura!
Lo so che dovrei smettere di comprare fumetti e dvd, risparmiando sul superfluo, onde evitare sensi di colpa quando vedo le persone in difficoltà economica, però mi piace viaggiare con la fantasia.. .
Quando parliamo di fumetti bonelliani, Topolino è, notoriamente, il “rivale” principale, infatti, Dylan Dog è secondo per vendite solo alla pubblicazione Disney (nonostante, a confronto, DyD venda in Italia, più di Superman, in America). Questo non significa, però, che Dylan non possa imparare qualcosa anche da Topolino che, fra alti bassi, è capace di rinnovarsi e continuare ad emozionare un vasto pubblico appassionato di fumetti, rispetto a Dylan Dog che i collezionisti storici comprano ormai per affezione.
Il topolino n. 2890, nel particolare de “ZIO PAPERONE E LA LUNGA CORSA PER SKAGWAY” (testo di Augusto Macchetto e disegni di Roberto Vian) calza a pennello: una classica storia di Paperone ai tempi della corsa all’oro nel klondike 1897.. ma non la classica, in cui si narra la ricerca ed il percorso per arrivare all’oro, ma una più originale, bellissima, toccante, specie nelle due oniriche (ma mica tanto) vignette finali, magistralmente disegnate e sceneggiate. Insomma:
“C” come coinvolgimento;
“I” come interazione;
“N” come novità (mai vista, a memoria, una storia di Paperone raccontata all’inverso);
“E” come emozione (la stessa provata da ciasuno di noi nel leggere storie “vere”);
“M” come magia (che diffonde nell’atmosfera);
“A” come avventura;
Sei lettere, dunque, per descrivere questa storia e in generale le vere opere d’arte che escono ogni anno sia in ambito librario che sul grande schermo; sia nei canali ufficiali che in quelli amatoriali e dal budget ridotto. Ma questa è un’altra storia.. Concludo con la frase storica di Roberto Benigni: “Il cinema è composto da due cose: uno schermo e delle sedie. Il segreto sta nel riempirle entrambe”. Discorso che si può fare per l’arte in generale.
Basterebbe applicare la regola delle sei lettere di Mario Marzeddu al nostro indagatore dell’incubo?
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Ci vuole un pò di criterio nel “rinnovare”.. DyD ha storicamente delle peculiarità che gli sono state già tolte (vedi nudi e splatter) quindi, volendo, hanno già rinnovato qualcosa.. in peggio. Parlando invece di sperimentazioni e storie al contrario.. già sappiamo come tutti finisce (grazie al numero 100) come tutto è cominciato (grazie ai vari celebrativi) e come tutto è andato a p*******e con i color fest humor. Introdurre un nuovo personaggio stabile? forse. Far morire qualcuno? meglio, far andare in pensione Bloch? decisamente.