Dylan Dog Maxi n° 15 – REV
Cari ignobili lettori,
il caldo si fa sentire, blocca gli ingranaggi (del mio cervello) e mi da urto a livelli mai pensati. Lo detesto questo caldo umido, e fatte le mie otto lunghe ore di lavoro, l’unica attività che desidero svolgere è quella gestita da Morfeo. Ma stamattina mi sono svegliato con questo bel brutto tempo e quest’afa meno afosa e m’è venuta voglia di leggere il maxi e finalmente ce l’ho fatta! Ho finito questo mattone estivo! E allora, come si confà, subito giù a scrivere quello che ne penso sperando che voi siate riusciti già a finirlo, incuranti del caldo, e sappiate dirmi la vostra. E se vi piace dirla, la vostra, state connessi con noi, nei prossimi giorni arriva l’albo numero 299 (signori, ci siamo quasi), una nuova recensione e un nuovo sondaggio! Per non parlare del Color Fest che precederà di pochi giorni l’atteso albo celebrativo… Un Agosto infuocato, preceduto da un luglio niente male, per un estate calda, ma dylaniatissima!
Maxi Dylan Dog n° 15
Introduzione:
Ecco tornare i Montanari e i Grassani al lavoro sul Maxi. Non riesco davvero a mandarli giù, i loro disegni, è troppo forte! Le solite facce, finte e disegnate male, i soliti movimenti orripilanti, incredibili, inverosimili… Un fiasco totale per come la vedo io. Leggermente meglio sulla seconda storia (“La nave nera”), ma le altre due un disastro. A differenza di altri Maxi, però, a reggere il colpo sono le sceneggiature, una meglio dell’altra (pur restando sempre nella media), davvero adatte ad una lettura passatempo-da ombrellone. Il team degli sceneggiatori, c’è da dirlo, da qualche tempo ha migliorato abbastanza il suo lavoro, cercando di creare qualche storia più horror, pur continuando a sbattere in pecche sciocche tipo battute da “spaghetti western” di serie Z tipo “Lascia stare i miei amici” e citazioni che più che altro sembrano… copiaticci. Ma il trend sembra buono e lo sappiamo tutti, migliorare è l’unica via!
Ed ora le tre storie nel dettaglio, per bontà sia chiaro che le valutazioni sono da intendere DISEGNI ESCLUSI. Ai disegni mi rifiuto di dare un voto, per rispetto al lavoro che sicuramente e innegabilmente c’è dietro e alla professionalità di una coppia impegnata in questa testata praticamente da prima che io nascessi.
L’avamposto perduto
Soggetto e Sceneggiatura: Giovanni Gualdoni
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Tanti “Giovanni” nella storia hanno avuto un soprannome. Allo sceneggiatore di turno, per meriti inconfutabili, assegno quello di Giovanni “il prolifico”. Negli ultimi Maxi, Color Fest, albi regolari e Giganti giurerei che non sia mancato mai! E sempre con storie abbastanza buone… Apprezzabili. Quindi curatore della serie, sì, ma anche prolifico sfornatore instancabile di sceneggiature. Quante ne aveva nel cassetto?
E anche questa storia, dall’inizio già visto e scontato, alla fine si merita il suo bel 7, per via dell’evoluzione della storia e del suo finale toccante. Pura investigazione, un po’ di soprannaturale e mistero… Un buon mix.
La nave nera
Soggetto e Sceneggiatura: Giancarlo Marzano
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Decisamente la migliore tra le tre storie, è l’unica ad essere abbastanza ingarbugliata da risultare sorprendente nel finale. Merita davvero queste 8 stelle, anche se qualche battuta difettosa c’era, ma nel complesso si può trascurare. Un difetto della sceneggiatura è la lentezza in alcuni punti nauseante e le spiegazioni didascaliche viste talmente tante volte da essere diventate noiose, ma di fronte a pregi come il ritorno di un po’ di splatter, l’ottima caratterizzazione dei personaggi e la perfetta contestualizzazione, alla fine si salva alla grande.
Il vigilante
Soggetto e Sceneggiatura: Roberto Recchioni
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Un po’ Minority Report, un po’ Ghost Rider, un po’ Iron Man, un po’ Dark Knight e insomma… Scopiazzando (anche palesemente, in alcuni punti) di qua e di la il buon RRobe ha tirato fuori una prevedibile, ma graziosa storia su questo “Vigilante pre-crimine” che perde il controllo dei suoi poteri diventando fin troppo cattivo (come il Babbo Nasale di Futurama) presentando però delle notevoli scene di esplosioni, sparatorie, horror il tutto condito da dialoghi convincenti (persino realistici) e un “simpatico” finale, assolutamente immemore e illeso dagli scopiazzamenti iniziali. Peccato che Recchioni si stia allontanando dal nostro fumetto preferito, ritengo che fosse uno tra i migliori cavalli della scuderia… Spero che ci ripensino su un po’ tutti!
…Tirando le somme…
Escludendo i disegni, come vedete, il maxi risulta nettamente superiore ai suoi 13 antenati estivi, quasi pari al 14°. Ma non si può ignorare sempre, prima o poi gli occhi bisogna aprirli e per fare una media devo tener conto delle tavole in alcuni punti davvero inguardabili. Quindi, come di consueto ecco la media del Maxi secondo me.
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Ma ora tocca a voi…
Dispensate commenti e click, giocate a fare i critici e dite la vostra. Non sarò mica l’unico ad avere delle opinioni!?!?!
Arimortis,
Alessio
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Sono veramente sconcertato da una critica così accesa nei confronti del duo storico Montanari & Grassani che nel corso di tutti questi 25 anni hanno realizzato tavole stupefacenti e dimostrato la loro professionalità, un disegnatore può non colpire o non piacere, come del resto io non amo assolutamente Roi ma non mi sognerei mai di definire i suoi disegni in questo modo così duro, potrei definire il suo tratto troppo cupo, assente di forme morbide, spettrale all’inverosimile ma non oltre.
Gusti, solo gusti.
Comunque l’ultimo dei problemi che ha questo fumetto sono i disegni di cui quelli di M&G sono per mia misera opinione in alto alla classifica dei migliori che possiede la Sergio Bonelli Editore.