Dylan Dog n° 301 – L’imbalsamatore
Cari atidi (quanta finezza in quest apertura…), come va? La stanchezza ha rischiato di non farmi sopravvivere alla fine di settembre, eppure, alfine, son qua. Son qua per parlare, innanzitutto, della doppietta di Ruju alla sceneggiatura (300 e 301) andata a buon fine con quest’uscita mensile dal titolo “L’imbalsamatore”. Perdonatemi quindi il ritardo e godetevi l’articolo! P.S. I commenti a fine articolo sono tutti per voi!
Soggetto e Sceneggiatura: Pasquale Ruju
Disegni: Luigi Piccatto
Copertina: Angelo Stano
Lettering: Ileana Colombo
Soggetto e sceneggiatura:
Non si può non ammettere che è il tipo di storia che piace a molti lettori, questa: intensa, ricca di splatter, dal finale per nulla scontato. Non si può non essere contenti, quindi, di “aver fatto 301″, stavolta. Una sceneggiatura dal ritmo incalzante, che tratta di temi interessanti in maniera abbastanza approfondita. Frutto di un buon lavoro, insomma. Da 8.
Disegni:
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Leggermente più scarsa del solito è questa performance di uno dei miei disegnatori preferiti, Luigi Piccatto. A lasciarmi perplesso sono stati i volti dei personaggi, davvero poco curati e dettagliati in alcune vignette, ma i disegni meritano comunque un 7, dato che nessuno come Piccatto avrebbe potuto rendere lo splatter così… fumettoso.
Copertina:
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Solo un deluso 5 va, invece, alla copertina dell’albo. Non perchè il disegno sia brutto, ma per una totale inadeguatezza all’albo. La scena iniziale al quale la copertina accenna, infatti, a mio modo di vedere non rappresenta l’albo, non lo “spiega”, nè lo introduce, tanto da sembrare “riempiticcio” di suo… La scelta di utilizzarla come copertina, nonostante la vastità di spunti che la festa degli imbalsamati offriva, merita l’insufficienza.
I personaggi:
L’albo parte favorito per via della presenza della “trinità Dylaniata”: Dylan, Groucho e Bloch, che rende migliori gli albi. Per quanto riguarda i personaggi secondari, tolti una serie di morti e zombie senza nome, troviamo la bella e “statuaria” Angelica Blaze, fin troppo devota moglie miliardaria del brillante chirurgo Leonard Kilbury, l’imbalsamatore che da il titolo all’albo. Di contorno a Kilbury, in un’interessante scena adatta al contesto, troviamo il professor Mandelson, docente universitario. Poteva forse mancare la donna di turno per il nostro indagatore? Ovviamente no: si tratta di Susan Foster, impiegata in un Internet cafè, che aiuta Dylan in una delle sue prime “navigazioni telematiche”.
Ed ora tocca a voi:
Non mancate di dire la vostra sull’albo… Vi è piaciuto o si poteva fare di meglio? non esitate a dircelo. Non esitate nemmeno a cliccare “Mi piace”, a “Tweettare” o a mettere il nuovo e fiammante “+1″ su Google plus – dove sono anch’io, mi trovate qui: Alessio Rossi.
Prima del solito arimortis di chiusura, però, permettetemi di salutare a mia volta Sergio Bonelli, che ha permesso a tanti ragazzi di crescere leggendo storie belle, avvincenti e “sane”. Grazie Sergio!
Alessio
Questo articolo è stato inserito da bdog86 il 11 ottobre 2011 alle 15:39, ed è archiviato in Recensioni e analisi critica. Puoi seguire le risposte a questo articolo con i feeds RSS 2.0. Puoi anche scrivere un commento o segnalare un trackback dal tuo sito.
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#26 Pubblicato da Luigi Oliva via Facebook 1 anno fa1
basterebbe che riducesero la quantità di pubblicazioni con la qualità… 12 numeri regolari, altre sei storie con i 2 mxy, altre 2 con il gigante (piu due brevi), altre 8 con i due color fst, lo special e l’almanacco… e vedi quante storie in un anno… non sarebbe meglio 14-15 stroria ad anno ma con una grande qualità???
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#28 Pubblicato da bdog86 1 anno fa1
Manuele Lancia from Facebook:
Si… secondo me è solo una coincidenzaCoincidenza non direi, credo sia una manovra inserita nel “ritorno all’horror” anticipato qualche anno fa…
E comunque credo sia importante stimolare la redazione inviando dei feedback positivi per stimolarli a fare di più e meglio. Specialmente quando le storie ci piacciono! -
Luigi Oliva la qualità delle storie non dipende dal numero, quanto dalla qualità delle idee di base e dalla libertà degli scrittori. Invece di ridurre le pubblicazioni (chi ce la fa a non leggere almeno 20 storie l’anno?) basterebbe assumere qualche scrittore in più, magari giovane, con qualche idea brillante (vd. l’esempio più recente: Recchioni)
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#31 Pubblicato da edu 1 anno fa
albo molto migliore degli ultimi (compreso il 300), ma niente di che.. i disegni sono improponibili, e da un maestro come Piccatto ci si aspetta di (molto) meglio. Sono essenzialmente d’accordo con la recensione per soggetto e sceneggiatura, disegni e copertina invece da 5. L’ultimo numero che mi era piaciuto era il 292. 8 numeri per avere una storia almeno buona sono troppi.
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#48 Pubblicato da fabio 1 anno fa
é il primo fumetto che compro di Dylan Dog, anche se, a dir la verità il mio primo fumetto letto è il 295 che ho avuto modo di leggere a casa di un amico.. Trovai la storia tuttosommato carina,questo 301 mi ha lasciato un po’ perplesso ma sono disposto ancora a spendere 2 euro e 70 sperando di trovarmi davanti qualcosa di meglio.
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#56 Pubblicato da Admin DDC. [RiZzUs] 1 anno fa
fabio:
é il primo fumetto che compro di Dylan Dog, anche se, a dir la verità il mio primo fumetto letto è il 295 che ho avuto modo di leggere a casa di un amico.. Trovai la storia tuttosommato carina,questo 301 mi ha lasciato un po’ perplesso ma sono disposto ancora a spendere 2 euro e 70 sperando di trovarmi davanti qualcosa di meglio.Ti consiglio di recuperare e leggere i numeri sotto il 100.. ne vale la pena
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Premessa: è vero, il livello delle storie, negli anni, si è abbassato (si può dire dal numero 100 in poi) con picchi negativi nei numeri oltre il 200. Dovremmo, però, considerare che forse è cambiato anche il nostro modo di leggerlo questo Dylan Dog e, soprattutto, che la testata ha virato verso direzioni diverse non tanto per l’abbandono di Tiziano Sclavi ma per la sua decisione, prima di lasciare di fatto, di lasciare per strada alcuni dei tratti distintivi del personaggio, riscontrabili nei primi numeri. Soffermiamoci a pensare per un momento su questo fatto.. in pratica leggiamo un fumetto che non è più quello che ci ha catturato e fatto innamorare. Per quanto possiamo sforzarci troveremmo sempre qualcosa che non va, anche se fosse Sclavi in persona a scrivere nuove storie, perché Dylan Dog è cambiato e non credo si possa tornare indietro.
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#64 Pubblicato da Francesco Bruno via Facebook 1 anno fa−1
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#65 Pubblicato da Eugenia Vallini via Facebook 1 anno fa
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#66 Pubblicato da bdog86 1 anno fa−1
Marco Rizzo via Facebook:
in pratica leggiamo un fumetto che non è più quello che ci ha catturato e fatto innamorare.Mi dispiace, ma ti contraddico. Io mi sono innamorato di QUESTO fumetto, di QUESTO personaggio e ritengo normale che sia cresciuto con me. Ritengo anche normale che ogni scrittore gli dia un po’ del suo ed è stupendo vedere come evolve, cerca e talvolta, come stavolta, trova.
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#67 Pubblicato da Stefano Prioni 1 anno fa
Comincio il mio commento dalla fine, che è poi l’inizio:
“Nel finale si scopre che Volkoff è l’assassino dalla mano d’acciaio, un folle che rapisce esseri umani per poterli trasformare in statue di cera.”…
Questa sopra è la trama di M.D.C. ovvero “Maschera di cera” diretto da S. Stivaletti, il re degli effetti speciali.
Palese da dove è stata tratta l’idea base di questo numero che appare fiacco e scontato nonostante poche scene di uno splatter tenue, talmente tenue che nemmeno Bloch ha la necessità di ricorrere agli antiemetici, aggiungerei che da tempo non servono più.
Troviamo un Dylan Dog innovativo, lui che da sempre è contrario alla tecnologia si mette addirittura a navigare in internet???
Che aggiungere? Qualche scena forte buttata la tanto per accontentare gli ormai scontenti lettori non basta per risanare la situazione, necessitiamo tutti di sceneggiature più consistenti e non delle solite storie malamente copiate e riadattate. -
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Info su bdog86 (30 articoli)
Mi chiamo Alessio Rossi, ex team "Amici della Bonelli". Sono un articolista e recensionista. Collaboro con DDComics, il blog di Dylan Dog.


a me è piaciuto tutto sommato. Sempre meglio dello schifosissimo numero 300