Perché un personaggio dei fumetti torna utile per un monito sociale?

Opinioni spesso controverse tra gli appassionati di Dylan Dog, critiche accese e lettori della prima ora che seguitano a sperare in un ritorno a sceneggiature dei primi anni gloriosi dove, l’indagatore dell’incubo, nonostante non venne mai presentato in stile hard boiled, rimaneva invischiato in storie a tinte forti che rasentavano lo splatter acceso e l’horror da “cult”. Tutto questo è terminato.. qualcuno direbbe “si è evoluto”.

Mi è capitato di leggere in alcune interviste curiose, rilasciate da chi trasse vantaggi in termini pubblicitari sfruttando il personaggio di Dylan Dog, che splatter e horror furono solo un pretesto.

Credo che chi con superficialità faccia queste affermazioni non abbia evidentemente  vissuto in prima persona quel periodo in cui, un colto e scaltro scrittore di storie a fumetti, si prese di petto una fascia editoriale precedentemente occupata da pubblicazioni per adulti.

Da sempre, tutto quello che incute paura, interessa un pubblico non solo maturo, direi soprattutto adolescenziale, innegabile questo, la ricerca di emozioni forti per i più giovani è allettante, invitante.

Chi di voi, se lettore della prima ora, non avrebbe voluto che il nostro Dylan Dog fosse stato pubblicato inizialmente in formato “collana lampo”?

Probabilmente molti.

La collana lampo poteva essere nascosta facilmente, in un lampo…

Non conto i numeri che personalmente dovetti ricomprare in quanto “ritirati” a scuola in quel momento in cui leggere fumetti veniva considerato qualcosa di poco culturale, sicuramente  non era consigliabile acquistare l’albo mensile prima di sedersi sui banchi di scuola, i soldi in tasca erano già pochi pertanto si correva il rischio di perderlo, a me non veniva mai restituito.

Purtroppo la tentazione era forte e il piacere di leggerlo durante le talvolta noiose lezioni era alto.

Il fumetto aveva certamente pochi concorrenti in termini di intrattenimento giovanile, non ancora periodo per l’invasione delle consolle da gioco e quelle che esistevano non erano abbastanza soddisfacenti dal punto di vista grafico.

Sul finire degli anni ’80 “Timberland, Moncler e albo sotto” braccio erano il quadretto tipo dei giovani di quel tempo.

Non tutti ma parecchi…

Ciò stava a significare una sola cosa: queste pubblicazioni passavano nelle mani di tanti ragazzi, erano un veicolo facile per diffondere messaggi celati da qualcosa di divertente, di appassionante e quindi un utile strumento per insegnamenti spicci, per ammonizioni.

La genesi dell’indagatore sociale dell’incubo non è certamente fenomeno recente, pensiamo al giornale Bonelli ove, parecchi anni fa, durante il periodo estivo, ci veniva proposta puntualmente  la campagna contro l’abbandono degli animali…

Non è nemmeno un fenomeno prettamente bonelliano utilizzare un fumetto per tematiche sociali.

A tal proposito invito tutti a rammentare il personaggio di “Nick O’Teen” un antagonista di Superman per la campagna contro il consumo di tabacco, per l’appunto Nick O’Teen vale a dire “nicotina” ed eravamo nel 1981.

Invito a vedere il brevissimo filmato di seguito:
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=Q-Q1c7Mxfnw&version=3&hl=it_IT&rel=0]

Anche Lupo Alberto” di Silver negli anni ’80 venne utilizzato in una campagna per incentivare la raccolta differenziata dei rifiuti.

LUPO ALBERTO CAMPAGNA RIFIUTI

I Comuni di Milano, Firenze e Savona non si fecero certamente scappare l’occasione per utilizzare il personaggio di Dylan Dog in una campagna contro le sostanze stupefacenti.

La nota campagna venne denominata “DROGA OUT”, un invito all’attenzione verso i problemi della tossicodipendenza e della sua prevenzione.

Manifesti appesi per le città interessate, cartoline e adesivi distribuiti nelle scuole.

Sloogan diretti, forti.

Manifesti…

DYLANDOG DROGA OUT 1 150x150

…e alcune delle note cartoline e adesivi…

DYLANDOG CARTOLINE DROGA OUT 150x150

Venne inoltre realizzata una cartella stampa con tutte le immagini della campagna e 1 albetto nero con vari articoli dedicati oltre a materiale ad uso e consumo dei giornalisti e addetti  di settore.

Per chi vuole maggiori informazioni sulla pubblicità pressante nelle città interessate consulti  la cartella stampa di cui immagine seguente.

DYLANDOG CARTELLA STAMPA 150x150

Dylan Dog preso quindi come primo testimonial di casa Bonelli, fatto abbastanza curioso.

Se pensate a Tex e Zagor c’è da chiedersi come mai essi non vennero mai utilizzati come promotori di iniziative volte ad esempio a tutelare i nativi americani, per gli aiuti ad ambienti  sconcertanti quali le riserve oppure per sollecitare il rispetto verso razze e culture diverse?

Mister No ad esempio poteva senza ombra di dubbio essere utilizzato come testimonial per campagne ecologiste mentre invece la scena venne sempre ricalcata dal nostro Dylan Dog, a tal  proposito cito la campagna sociale denominata “Cielo di Piombo contro l’inquinamento.

Fu realizzato un catalogo in formato “Glamour” e una cartolina, oltre un albetto in b/n  con testimonial Martin Mystere (titolo omonimo).

La cartolina ha la stessa immagine della prima di copertina del catalogo.

CATALOGO CIELO DI PIOMBO 150x150

Un fatto altrettanto curioso che ci tengo conosciate giunge dal Comune di Savona, la campagna droga out meno conosciuta di tutte.

Stamparono dello stesso formato degli adesivi, vale a dire 7,5  cm x 11 cm ca. (formato piccolo) una cartolina anziché il classico adesivo.

Rarità pertanto.

L’immagine che pubblico è quindi di una cartolina di piccolo formato e non l’adesivo.

Unica nel suo genere.

DYLANDOG CARTOLINA SAVONA 150x150

A questo punto sorge spontaneo chiedersi: perché Dylan Dog?

La motivazione per cui lo scelsero è abbastanza chiara, in quegli anni l’attenzione verso il personaggio era molto alta, il genere horror incuriosiva e affascinava, l’occasione era quella giusta.

L’indagatore dell’incubo, le cui storie spesso erano prese da cult horror, diventa esso stesso un cult tra i giovanissimi che sono proprio l’obbiettivo a cui la campagna “droga out” intende rivolgersi.

Il personaggio parla lo stesso loro linguaggio, affronta tematiche legate all’emarginazione e al disadattamento, anch’egli è un poco disadattato nel mondo in cui vive, anticonformista, contrario alla tecnologia, non fuma, non beve nonostante passato da alcolista e già questo fa pensare a una sorta di monito editoriale sin dal primo numero della serie,  ha varie fobie.

Contrariamente il suo autore è invece un accanito fumatore.

Purtroppo talvolta le “prediche” ottengono effetti indesiderati, contrari, la paternale non piace ai giovani pertanto, ricorrendo a un fumetto, tutto diviene più semplice, gli eroi delle nuvole parlanti sono accattivanti utilizzando non solamente parole ma immagini che per la loro immediatezza sono facilmente memorizzabili, un vero e proprio stratagemma per colpire e fare insegnamento educativo.

Si comprende quindi che il fumetto non è un prodotto solamente di bassa cultura o addirittura poco culturale, può essere utilizzato come mezzo valido per diffondere un certo tipo di  messaggi volti al rispetto di regole se non addirittura di sé stessi.

Tutto questo è pregevole, assolutamente non criticabile, purtroppo come ho appena finito di dire le “prediche”, quando esagerate, stancano, ritengo che nel momento in cui scrivo troppi moniti ci vengono dati mensilmente dal personaggio che tutti amiamo e in questa sede ho voluto cercare di capire più che spiegare il “perché” di questo cambio di rotta o meglio, come mai proprio con Dylan Dog la casa editrice debba costantemente seguitare a lanciare messaggi celati.

Appare ora chiaro il perché e ciò avvalora la tesi profondamente errata di qualche sceneggiatore il quale sostiene che la maggioranza dei lettori interessati sia al di  sotto dei 17 anni.

Secondo me la maggioranza dei lettori è quella della prima ora, basta recarsi alle manifestazioni dedicate alle nuvole parlanti per verificare come eroi ben oltre i confini italiani, se non europei, attraggono i giovani molto più che quelli nazionali.

A questo punto vorrei anche comprendere dove sia finito l’intrattenimento, in primis un fumetto è un mezzo per intrattenere, per divertire, incuriosire, appassionare, non è meramente una via solo per diffondere insegnamenti o moniti, può farlo certo, deve farlo direi dato che è immediato ma senza esagerare, il troppo sociale uccide lo spirito di seguirlo e rende molti lettori stupefacenti del personaggio, come assuefatti, legati per dipendenza ma non per entusiasmo.

Lanciamo noi alla casa editrice un monito: campagna contro la noia dei lettori!


Articolo a cura di: Stefano Prioni

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