DYLAN DOG SOGNA PECORE ELETTRICHE?
“Sono un tipo molto pauroso. Faccio tutto il possibile per evitare
qualunque genere di difficoltà e di complicazioni”.
In questa occasione farò lo “Sclaviano doc”, ingaggerò con voi una sorta di caccia all’indizio invitandovi, nei commenti, a dirmi se sapete chi pronunciò questa frase che fa da prologo al presente e, in quale occasione.
Sicuramente un tipo insicuro, apprensivo, per certi versi imbranato e timoroso.
Molti di voi avranno sicuramente visto il capolavoro cinematografico di Ridley Scott, “Blade Runner”, un film del 1982, liberamente ispirato al romanzo di Philip K. Dick, e per ispirato intendo assolutamente non del tutto corrispondente.

Lo stesso Dick non ha mai visto di buon occhio questa trasposizione cinematografica.
Non credo invece che la maggioranza avrà letto il visionario, e a tratti surreale, “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?” dello scrittore statunitense, da cui fu tratto l’omonimo film, per dirla all’italiana, e infatti, detto romanzo, venne pubblicato nel bel paese con 3 differenti titoli:
- in una prima versione “Cacciatore di androidi”;
- nella successiva, e per sfruttare il successo al botteghino, “Blade runner”;
- infine, con il titolo più corrispondente all’originale ovvero “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?”.
Blade Runner il film ha diversi volti, esistono infatti 5 versioni che il pubblico ha potuto vedere oltre ad un’altra versione mandata in onda dalle tv statunitensi.
La prima versione detta anche copia lavoro è stata proiettata nelle anteprime di Dallas e Denver, la versione del Fairfax, quella della UCLA e la NuArt/Castro, proiettate nel 1982, nel 1990 e nel 1991.
La seconda versione è relativa all’anteprima di San Diego (SDS), proiettata soltanto nel maggio 1982.
La terza versione meglio nota come domestic cut (DC), vale a dire la versione cinematografica americana del 1982.
La quarta versione o international cut (IC) cioè la versione proiettata in Europa e in Asia nel 1982.
La quinta versione detta director’s cut (BRDC) è uscita nei cinema nel 1992.
L’ultima versione, la sesta, è la broadcast version (TV) è quella trasmessa dalle reti televisive statunitensi nel 1986.
Ogni versione ha delle peculiarità diverse, la più discordante tra tutte è la copia lavoro con almeno 70 particolari diversi fra la domestic cut, la International e la director’s cut.
Fortunatamente, tutti gli appassionati del film come me, sono stati accontentati nel 2008 con l’uscita del cofanetto “Blade Runner – Ultimate collector’s edition”, 5 dvd pieni di contenuti speciali e con tutte le versioni del film inclusa la copia lavoro.
Rimarco che nella director’s cut o final cut c’è la famosa scena in cui Deckard sogna l’unicorno e si scopre…
Nel disco 3 è presente la prima versione cinematografica del 1982 ed è possibile vederla solo acquistando questo cofanetto in quanto mai pubblicata in dvd precedentemente.
La trama è semplice ma al tempo stesso complessa e i contenuti molto profondi spaziando dal dilemma su cosa è o non è umano, tematiche sociali quali droga, repressione poliziesca, il rapporto difficile con le donne, icone e status symbol.
Il possesso di un animale elettrico, in una potenziale civiltà del futuro, ove gli animali sono estinti e molto rari, sembra il sogno di ogni essere vivente anche se il termine “vivente” non sempre è chiaro e definito, sembra che nulla sia ormai più certo e che la razza umana, da sempre dominante, stia per estinguersi lasciando spazio agli androidi, sino a che essi cominciano a ragionare e a divenire quindi troppo simili ai loro creatori umani, e di conseguenza imperfetti e sanguinari.
L’androide è come uno zombie pre-Romero, creato per servire, schiavo della razza umana, al tempo stesso simile ma meno soggetto ad emozioni, in questo sta il grande pericolo.
La location principale de “Blade runner” è San Francisco, anni ’80, ove, in seguito all’ultima guerra nucleare, la vita animale e vegetale sulla terra è pressoché estinta.
Come detto pocanzi possedere un animale è uno status symbol, oltre che un vero e proprio dovere sociale.
Le polveri radioattive hanno reso pressoché sterili gli esseri umani.
Alcuni di essi, potenzialmente ancora in grado di riprodursi, vengono invitati dall’ONU a trasferirsi in colonie extramondo.
Per incentivare l’esodo, una legge stabilisce che ad ogni umano venga assegnato un androide come servo.
Agli androidi è vietato lasciare le colonie per tornare sulla terrà, pena il “ritiro” o sopraffazione.
Questo per ovviare al rischio di…confondersi.
Protagonista del film è Rick Deckard , un cacciatore di androidi, quindi una sorta di bounty killer del futuro, in vero e proprio stile made in USA, interpretato da Harrison Ford, un hard boiled man.
Noto che gli Stati Uniti d’America istituirono questa figura nel 1873, trattasi quindi di una professione resa legale tramite sentenza.
Deckard viene incaricato di “ritirare” 6 androidi fuggiti da una colonia.
Con i proventi del “ritiro” Deckard intende acquistare un “vero animale” per sostituire la sua pecora elettrica.
Si troverà ad affrontare un nuovo tipo di androidi, i Nexus6, sempre più perfetti e simili agli umani.
Deckard verrà sedotto da Rachel, una androide che lo spingerà a riflettere su quanto sia giusto prendersi cura degli esseri viventi e proteggerli ma sino a che punto sia corretto o meglio umano uccidere un androide che si sente vivo.
Il confine tra ciò che è organico e quindi vivente e ciò che non lo è diverrà molto sottile…
E’ innegabile che Sclavi sia molto umano.
Posso definirlo come il maestro dei “rimasugli” ad arte, non plagi bensì revisioni sclaviane.
Il sapiente utilizzo delle citazioni è pressoché presente all’interno degli albi di Dylan Dog, una vera e propria peculiarità del “pavese”.
Molti prima di lui utilizzarono questa tecnica delle citazioni ma quasi vergognandosi come se non volessero dare a vedere di aver perso l’estro dovendo, per forza di cose, fare dei rimandi ad altre opere.
Sclavi ha fatto qualcosa di diverso facendo diventare la “citazione” elemento indissolubile della narrazione e rendendo originale anche quanto già scritto, migliorato, oserei
coniare il termine “sclavizzato”.
In questa sede vorrei sottolineare che la morte editoriale dell’indagatore dell’incubo risale al gennaio del 1995 con il numero 100 della serie regolare.
Dal febbraio 1995 nasce il nuovo Dylan Dog con il suo ruolo innovativo di “social-detective”, l’indagatore degli oppressi.
Fin dal primo numero della serie dal titolo “Night of the living dead” anzi volevo dire “L’alba dei morti viventi”, Sclavi mescola nella sua creatura una complessa rete di rimandi, di riferimenti cinematografici e di filastrocche più o meno riprese, mai copiando ma sempre, alla fine, citando la fonte e rendendo il tutto esclusivo e originale nonostante già narrato.
Il grande autore ingaggiava con i lettori una sorta di caccia all’indizio.
I rimandi erano spesso celati, mescolati nel testo e quindi nei dialoghi.
Una delle prime avventure a carattere “Unknown Flying Object” del fu Dylan Dog, in pieno stile “Blade Runner”, è titolata “Alfa e Omega”, un numero importate, talmente importante che venne scelto anche dall’Istituto di cultura Friulana per una trasposizione in lingua locale autorizzata dall’Editore.
Trattasi ovviamente del noto fuori serie, il santo graal del collezionismo legato a questo fumetto, vale a dire “Alfa e Omega” in friulano, meglio conosciuto a tutti come “friulano”
di cui precedente articolo.
Vi invito a levare la polvere da detto numero della serie regolare, il 9.
La trama credo sia superfluo citarla, è nota a tutti noi.
Spostiamoci a pagina 93 dell’albo stesso.
Prima della lettura mano al mouse e click di seguito al filmato con il link, è un rimando a una scena finale di “Blade Runner”, seguitelo con attenzione sfogliando insieme la pagina dell’albo…
Già, caro Sclavi, anche questa volta i tuoi lettori sono stati attenti, sanno quanto tu ami queste citazioni inserite con astuzia, e allora, quando potremo ancora divertirci insieme??
Tutti ci auguriamo molto presto…
Articolo a cura di: Stefano Prioni
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