Dylan Dog n. 304 – Terrore ad alta quota (REV)
Una delle contraddizioni che da 25 anni rendono Dylan Dog un personaggio umano ed amatissimo dai lettori è quella di dover conciliare la sua attività di indagatore dell’incubo con la sfilza di fobie di cui soffre. Ed era solo questione di tempo prima che qualcuno dei sadici sceneggiatori della serie lo mettesse di fronte al suo terrore di volare. C’era andato vicino nel lontanissimo n. 21, Giorno maledetto, quando Sclavi lo fece scendere da un aereo di linea prima del decollo salvandolo dalla successiva esplosione. Chiaverotti lo ha poi messo su un volo per San Francisco ne L’ultima mutazione, pubblicata nel dylandogone n. 5. Dylan salì a bordo in stato di trance, si svegliò durante il viaggio e fece la cosa più sensata: diede di stomaco. Ma stavolta Giovanni Di Gregorio non si limita ad usare la fobia del volo semplicemente come stratagemma narrativo bensì la rende la tematica principale di una storia che può essere considerata il sequel ideale di Phobia, n. 185 della serie, scritto da Paola Barbato, nel quale Dylan già doveva affrontare le proprie paure con un gruppo di “colleghi” patologici.
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Di Gregorio

Le oltre quattrocento storie di Dylan Dog lette finora possono grossomodo dividersi in due categorie. Ci sono le indagini sugli incubi del cliente o, più spesso, "della" cliente di turno. Sono le storie più convenzionali, che hanno risentito negli anni di un certo manierismo ed hanno portato, in alcuni momenti, al ristagno qualitativo della serie. Poi ci sono gli incubi che Dylan deve vivere sulla propria pelle e che richiedono invece un approccio più autoriale ed empatico al personaggio. Sono senz’altro le storie maggiormente apprezzate dai lettori, nelle quali c’è un’esposizione a tutto tondo del protagonista, non solo come investigatore di carta, ma come creatura di carne e sangue. Basti pensare al recente successo di Mater Morbi di Recchioni o alle numerose prove di Paola Barbato come Necropolis, Anime prigioniere, Il giardino delle illusioni, Oltre quella porta e così via. Di Gregorio si getta nella mischia. In quest'ultimo albo del 2011, Dylan non viene ingaggiato da nessuno e non deve indagare su nessun caso. E' una storia che riguarda se stesso. Per amore della fidanzata hostess decide di partecipare ad un corso per superare la psicosi del volo insieme ad altri fobici. Mentre è in corso una simulazione di volo su un aereo a terra, però, il velivolo decolla e non si sa chi ci sia ai comandi. La struttura narrativa l'abbiamo già vista altre volte. Dylan ed un gruppo di individui sono intrappolati in un incubo che è il pretesto per rivelare la back-story dei personaggi, alcuni dei quali muoiono, pochi altri sopravvivono, fino alla resa dei conti finale. Tra gli esempi di storie strutturate in questo modo ricordiamo lo speciale n. 7, Sogni, lo speciale n. 11, Il treno dei dannati, la storia apparsa sull'almanacco 2007, Il capolinea, e potremmo continuare a lungo. Dunque il percorso narrativo è noto e rende la storia abbastanza prevedibile. Il vero punto debole però è un altro. Di Gregorio non riesce a tirar fuori il terrore di Dylan in modo soddisfacente. All'inizio gli tremano le gambe perfino sulle scale che immettono nella fusoliera ma, una volta decollati, peraltro senza sapere chi stia pilotando, l'indagatore resta troppo freddo, controllato e razionale, tranquillizzando addirittura gli altri personaggi mentre affrontano le loro paure. Tuttavia, il racconto riserva un bel colpo di coda con il ritorno di un vecchio villain e ci risparmia il solito lieto fine. In fin dei conti sono gli eroi a combattere le loro paure ma Dylan è il non-plus-ultra dell'antieroe e come tale deve tenersi le sue fobie ben strette. "Ad alcune ci sono perfino affezionato", dice nel corso della storia.
Disegni: Daniele Bigliardo

Se la cava abbastanza bene Bigliardo nel muoversi all’interno di uno spazio così angusto com’è la fusoliera che fa da ambientazione a quasi tutta la storia, ad esclusione del prologo e di qualche flashback che servono a far respirare il lettore. Il tratto è come al solito molto realistico, i personaggi risultano espressivi, le sequenze “allucinate” sono divertenti, magari più grottesche che spaventose, e la nuova fiamma di Dylan è bellissima.
Copertina: Angelo Stano

Stano sceglie di raffigurare Dylan in procinto di salire a bordo dell’aereo con una simbolica figura demoniaca che ghermisce il velivolo. Un’immagine introduttiva forse scontata ma appropriata per raffigurare l’inizio del viaggio, non solo di Dylan ma anche del lettore.
I personaggi:
La fobia dei personaggi trova radice nella back-story di ognuno che influisce ovviamente sulla caratterizzazione. Il giovane Wheal, il primo a perdere la testa, è quello che ha forse le motivazioni più deboli. Essere stato testimone di un fatto di sangue in un negozio di modellini di aerei non sembra una causa sufficiente a scatenare la paura del volo. Molto meglio la signora Brown, tormentata dal senso di colpa del superstite. Anche il signor Rumsey è credibile. Il classico uomo che ha paura del mondo e sfoga le sue frustrazioni facendo la voce grossa coi più deboli. Lascia perplessi Mark, ex-maggiore dell’aeronautica che ha abbandonato le forze armate dopo un incidente. Viste le dinamiche del disastro, però, l’uomo dovrebbe essere rinchiuso in carcere e non andarsene in giro libero con tanto di pugnale addosso. Arianna è l’hostess dei nostri sogni, bella e determinata, non perde mai la calma e prende le decisioni giuste ma alla fine mostra anche lei il suo tallone d’Achille. La collega Olga è un personaggio puramente d’appoggio la cui fragilità porterà ad una fine inevitabile.
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Questo articolo è stato inserito da Stefano Dell'Unto il 31 dicembre 2011 alle 12:50, ed è archiviato in Recensioni. Puoi seguire le risposte a questo articolo con i feeds RSS 2.0. Puoi anche scrivere un commento o segnalare un trackback dal tuo sito.
- #2 Pubblicato da Matteo 4 mesi fa
- #3 Pubblicato da edu 4 mesi fa
mi spiace ma non ci siamo..penso che Di Gregorio sia il peggior sceneggiatore mai approdato a Dylan Dog, e questa storia ne è l’ennesima prova..sono un estimatore di Bigliardo ma neanche lui mi è sembrato all’altezza delle prove precedenti..la storia manca di mordente, suspance e soprattutto di un senso ben preciso..ricorrere al ritorno di “Incubus” mi sa tanto da storia tappabuchi quando le idee cominciano a scarseggiare..sono quasi arrabbiato!
- #4 Pubblicato da Doctor Why 3 mesi fa
E’ una brutta copia di “Titanic” (DYD 90): il mezzo di trasporto “inospitale” per Dylan; passeggeri ed equipaggio che muoiono uno ad uno; flashback di ogni vittima per spiegare come mai fosse bordo. Però Chiaverotti avev trovato una soluzione finale, per quanto un po’ assurda, originale in tutto e per tutto, mentre qui si ricicla anche quella (da DYD 77).
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Info su Stefano Dell'Unto (9 articoli)
Reporter freelance, critico cinematografico e fumettistico, ambisco a lavorare per il Daily Planet. Collabora con DDComics, il blog di Dylan Dog, come recensionista.




Scusate ragazzi se ancora non commento questo articolo ma,appena il mio edicolante mi consegna il numero lo leggo e solo a quel punto leggero’ l’articolo e commenterò’.Sapete io vivo in un paesino dove Dylan e altri fumetti arrivano con un ritardo mostruoso a volte e non conviene neanche abbonarsi perché’ le poste fanno più’ schifo delle edicole da noi ahahah a presto Dylandog82!!!