Fumetto seriale o miniserie
Le storie seriali raccontate negli ultimi decenni, in questo caso attraverso il linguaggio del fumetto, hanno avuto sempre la peculiarità di essere di per sé immutabili nel loro schema originale. Progetti destinati a stabilire una traccia iniziale, identitaria, fuori dalla quale è assai difficile andare.
Un bellissimo articolo di Gianfranco Manfredi spiega ampiamente come l’eroe delle storie seriali deve sempre fare i conti con ciò che può (e deve fare) e con ciò che non può assolutamente fare. Tex deve mantenere un decoro e un’integrità morale ineccepibile, mentre Dylan Dog non può in alcun modo terminare il suo amato galeone, come dimostrato nel numero 300.
Il fumetto seriale inoltre viaggia su due binari paralleli: da una parte c’è la storia, scritta e sceneggiata per entrare nel centinaio di pagine utili a comporre un albo, mentre dall’altra c’è l’universo dentro il quale i personaggi agiscono, un mondo che si sposta lentamente ma inesorabilmente. Una costellazione di piccoli tasselli che saltuariamente si avvicinano, per poi unirsi o allontanarsi per sempre, nel giro di mesi o anni; il plot di una vita, nato dalla mente di un autore ma che passa come un testimone da uno scrittore all’altro.
La miniserie a fumetti invece è un format balzato agli onori della cronaca negli ultimi anni, nato come esperimento editoriale un po’ snobbato, ma che ora trova spazio anche negli antichi baluardi del fumetto italiano (Shanghai Devil). Molti autori vivono questa nuova esperienza come un trampolino o come un laboratorio alchemico in cui sperimentare linguaggi e sintassi nuovi. L’azzardo è consentito, a fronte di un investimento non impossibile dell’editore, che decide di riporre fiducia in autori e disegnatori volenterosi di dire al mercato qualcosa di nuovo. La miniserie richiede continuity, temporale quanto spaziale ma non solo: i personaggi si muovono coerentemente, ricalcando non di rado percorsi evolutivi necessari a trasmettere il messaggio in testa all’autore. L’eroe diventa buono o cattivo, traditore o redento, il tutto in un cerchio che si chiude al termine della serie.
Personalmente… ho vissuto altalenanti favori in merito ai due format. Qualche anno fa mi irritavo quando acquistavo un albo seriale e non era uno dei pochi che fa avanzare la lancetta del plot generale: lo avvertivo come un tradimento.
La miniserie invece mi dava la sensazione che avere tra le mani un’opera compiuta, o comunque circoscritta, mi aiutasse a vivere un’emozione completa, senza rimpianti.
All’oggi le due visioni sono molto più sfumate, cosicché acquistare un Dampyr mi permette di riprendere il filo di una storia mai interrotta, mentre leggere The Secret è come sfogliare un piccolo libro in cui l’eroe nasce, vive e muore, narrativamente parlando.
I fumetti seriali sono forse un impegno che poche case editrici sono ancora disposte a prendersi, ma di sicuro sono molti i lettori che vorrebbero sentirsi immortali, come i loro eroi senza tempo, capaci di fermare e far ripartire le lancette di una storia.
Cari mostri, avete letto l’interessante articolo di Federico Marchionni – che si occupa di grafica, lettering, web e impaginazione e lavora per “Edizioni Star Comics” – che abbiamo trovato nella blogosfera e condiviso volentieri sul blog di Dylan Dog. In bocca al lupo, Federico!
Credits: Federico Marchionni



Grazie a voi ora conosco Federico Marchionni.. Siete sempre grandi!!