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Dylan Dog n. 305 - Il museo del crimine (Copertina: A. Stano)

Nel 1988 uscì un buon film horror intitolato Waxwork – Benvenuti al museo delle cere, diretto da Anthony Hickox. La pellicola racconta di un gruppo di ragazzi in visita ad un inquietante museo delle cere comparso quasi dal nulla. Superando i cordoni che delimitano le riproduzioni di alcune vicende horror, i malcapitati finiscono nella dimensione spaziotemporale in cui si svolgono le stesse e sono costretti ad affrontare vampiri, lupi mannari, mummie, zombi e quant’altro. Che la storia (Dylan Dog n. 305) di Giovanni Gualdoni sia ispirata a Waxwork o meno, i punti in comune sembrano davvero molti.

Soggetto e sceneggiatura:
Giovanni Gualdoni
4 10

Dylan e la sua fidanzata Mary si recano all’inaugurazione di un museo dedicato ai peggiori assassini della storia. Si tratta di un semplice pretesto per raccontare le vicende di tre diversi serial-killer, ambientate in epoche differenti, usando Dylan come protagonista di ciascuna. Il primo racconto è il classico horror gotico ambientato alla fine del ’700 in un’atmosfera alla Sleepy Hollow, abbastanza prevedibile e banale con un cattivo della situazione particolarmente stereotipato. La seconda storia si svolge nella Londra di fine ’800 con un presunto vampiro al posto di Jack lo squartatore. L’epilogo grottescamente beffardo in stile Racconti della Cripta è avvincente, peccato che arrivi un controepilogo a rendere il tutto tragicomico. L’ultima storia prende luogo negli anni ’50. Si tratta di una vicenda ospedaliera su una serie di misteriosi decessi. Qui l’epilogo si basa sul drammatico legame che vige tra Dylan e l’assassino ed è concettualmente efficace. L’albo non si esaurisce con i tre racconti. Il colpo di scena finale è interressante, Dylan finisce in un bel guaio all’interno, anzi, al di sopra del museo ma lo spiegone finale è troppo raffazzonato e l’intera sequenza perde spessore. In generale è una storia abbastanza noiosa, priva di mordente e avara di idee, con risvolti pretestuosi e poco credibili.

Disegni: Nicola Mari
7 10

Lo stile crepuscolare di Mari si adatta bene alle ambientazioni goticheggianti e fornisce la giusta atmosfera ai vari racconti. Purtroppo la sceneggiatura non lo esalta e deve limitarsi a disegnare sequenze statiche con personaggi che dialogano e poco altro. Belli i campi lunghi.

Copertina: Angelo Stano
5 10

Spesso e volentieri Stano si prende delle licenze raffigurando in copertina scene che nemmeno appaiono nell’albo. Stavolta, nonostante le differenti epoche in cui si svolgono le vicende dei serial-killer e l’ambientazione macabra del museo, il disegnatore si limita a ritrarre per filo e per segno la scena finale dell’albo, molto spettacolare ma poco horror. Pigro.

I personaggi:

Difficile parlare dei personaggi senza anticipare troppo della trama. Il primo a non funzionare è proprio Dylan. La sua indignazione di fronte al museo dedicato agli assassini è un po’ esagerata ed eccessivamente moralista. Anche il modo in cui deve combattere le vertigini nel finale della storia non convince appieno. Mary Adams, la fidanzata di turno, viene presentata come una donna equilibrata ed intelligente. Non diremo altro solo che lo spiegone finale di cui sopra riguarda anche lei, è troppo tirato per i capelli e il personaggio finisce per non essere né carne né pesce. Lo stesso vale per Edward Magwitch, direttore del museo, che pure soffre l’epilogo pasticciato. Nulla vi diremo nemmeno sui tre serial-killer attorno ai quali ruotano le rispettive storie rappresentate nel museo. Si tratta però di personaggi prettamente funzionali e monodimensionali che non riescono a bucare la pagina.

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