Intervista a Luigi Siniscalchi.. Dylan Dog & co
Cari orrori, eccovi in pasto il vostro disegnatore preferito.. Luigi Siniscalchi! Un’intervista da incubo al disegnatore salernitano che tutti vorremmo rivedere nella serie mensile di Dylan Dog.
-Ciao Luigi, benvenuto su ddcomics
Sinis: Grazie dell’invito, gradirei un caffè.
-Luigi Siniscalchi, classe 1971, spazia dall’erotico all’horror, debutta alla Sergio Bonelli Editore, giovanissimo, con l’episodio DYD “I killers venuti dal buio” (1993). Collabora con tantissime testate: Martin Mystère, Zona X, Nick Raider, Julia, Demian, Magico Vento e Cassidy. Ho dimenticato qualcosa? “La vita fumettistica di Sinis in due righe” è tutta qui oppure c’è qualcosa di più che nomi di personaggi?
Sinis: Sei informatissimo! No, non hai dimenticato nulla e nessuno; ogni personaggio che ho “trattato” è, in egual misura, importante per la mia carriera. Disegnare fumetti è un lavoro complicato, se si pensa che, per la maggior parte delle volte, ti viene richiesto, dallo sceneggiatore, qualcosa che, fino a quel momento, neanche sapevi esistesse. Mi spiego meglio, se si pensa al genere Western, ad esempio, per l’80 % si illustrano paesaggi, armi e costumi che non si sono vissuti e che, grazie a questo lavoro, si ha modo di studiare e inglobare nel proprio background culturale. Molte volte si fa l’errore di pensare che “fare i fumetti” sia un lavoro di sola fantasia… niente di più sbagliato. Il mestiere di “fumettaro” è, nella percentuale che ti ho dato prima, basato sullo studio della documentazione. Ovviamente l’interpretazione e le atmosfere sono partorite dalla fantasia, ma sempre fortemente basate sulla storia che si sta disegnando.
-Recentemente hai collaborato con la casa editrice 7even age per la testata “Gotika”. Il fumetto di oggi quanto deve al mix di horror, splatter ed erotismo?
Sinis: Beh, per quanto riguarda la mia sporadica collaborazione di copertinista con la 7even, posso solo dire che è stata una breve parentesi; un modo per cimentarmi nell’ illustrazione, tecnica e linguaggio che amo da sempre. In effetti ho voluto mettermi alla prova e fatto una scommessa con me stesso. Oltre a questo, come avrai notato, su GotiKa, sono comparse mie vecchie storie a fumetti, rivedute e corrette dal sottoscritto, ma già pubblicate nei primi anni’90 dalla Casa Editrice ACME; poi ho avuto modo, grazie a questa rivista contenitore, di pubblicare storie che, in verità avevo chiuse nel cassetto e che non pensavo di dover mai vedere in edicola. Amo il genere Splatter e politicamente scorretto dei film anni ’80 della TROMA Entertainment (la stessa di Toxic Avengers, Rabid Grannies, Maniac Nurses… per citarne solo alcuni); credo che fumetti dello stesso genere oggi, qui in Italia, non se ne facciano più, molti considerano lo Splatter ormai sorpassato, eppure, grazie alla Casa Editrice Absoluteblack, composta da autori talentuosi, il fenomeno sembra tornato alla luce e io, di questo, non posso che essere contento.
-Dylan Dog è un personaggio al quale sei molto legato, l’esordio in SBE appunto, dopo 25 anni l’Old Boy è cambiato eppure la maggior parte dei lettori affermano che la qualità dei disegni è l’unica cosa che è rimasta costante, secondo te come mai?
Sinis: Dylan Dog ha subito una evoluzione nel tempo, soprattutto perché non scrive più i testi Tiziano Sclavi, ma trovo che scrittori come Medda, Rujiu, Barbato, De Nardo, Mignacco e (non me ne vogliano quelli che non cito) stiano facendo un ottimo lavoro; ovviamente ognuno ha una sua personalità e mette in luce gli aspetti diversi, più personali, dello stesso personaggio, ma sempre con coerenza e rispetto per la “creatura” del papà naturale dell’Indagatore dell’Incubo.
-Raccontaci le varie fasi di realizzazione di una tavola, le tue abitudini.. come nasce il tuo Dylan Dog?
Sinis: Qui toccherebbe parlare al passato, dal momento che non disegno DYD da diversi anni. All’ epoca lavoravo su fogli Fabriano semiruvido 35×25; le vignette le disegnavo a matita su fogli A4, che ripassavo al tavolo luminoso, per una maggiore pulizia e che, successivamente, inchiostravo con la tecnica del pennino, per le linee di contorno e dettagli e a pennello, per le grosse campiture di nero.
-Che ruolo gioca, nella realizzazione delle illustrazioni, l’utilizzo del computer e di software per l’image editing?
Sinis: Negli anni ho imparato ad apprezzare il computer, non solo per la ricerca di documentazione, attraverso i vari motori di ricerca, ma anche per la realizzazione dei disegni. Oggi disegno le mie tavole con una normale penna grafica e tavoletta; uso un normalissimo programma di grafica, Photoshop e cerco il più possibile di mantenere un senso “artigianale”,il motivo principale per cui ho intrapreso questa strada, per evitare che la freddezza del pc denaturalizzi il mio segno. Non amo programmi di computer grafica come Mangastudio, che imitano la realtà e “aggiustano” le linee rendendo il disegno troppo freddo e ragionato, da una mente perfetta.
Il motivo principale, per cui sono passato (per ora) a questo nuovo mezzo, è dovuto al fatto che nel tempo tendevo a “stilizzare” troppo il mio modo di disegnare e a lasciare troppi spazi poco definiti nella tavola; un meccanismo che nel tempo poteva essere controproducente ai fini del racconto e che, grazie ai grandi formati che si possono avere sullo schermo, mi permettono di avere un tratto più ricercato, pur senza eccedere, per i motivi che ti ho spiegato prima.
-Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Ti rivedremo su Dylan Dog?
Sinis: Ora sto lavorando ad un nuovo interessante progetto; serie, scritta dal “Dylandoghiano” Bruno Enna, di ampio respiro e di cui non posso ancora celarne i contenuti, ma che presto vedrete in edicola. Per quanto riguarda un mio eventuale ritorno su Dylan, non credo sia arrivato ancora il momento… o forse non arriverà più… vedremo.
-25 anni di incubi e il personaggio di Tiziano Sclavi è ancora lì, migliaia e migliaia di fan, qual è il segreto?
Sinis: Credo che il successo di un personaggio, in genere, sia dovuto alla sua genuinità e trasparenza. Dylan Dog non è da considerarsi solo come l’eroe, il protagonista, ma anche come una parte di noi stessi, i lettori, che seguono la storia che egli stesso vive con i medesimi occhi. Non ho mai sposato l’idea che Dylan fosse un “antieroe”, ma se questa definizione racchiude l’essere spettatori normali coinvolti in un mondo di orrori, che non si limita alla comparsa degli uomini lupo e dei vampiri, ma all’intolleranza, all’ignoranza degli esseri umani, forse lo è.
-Quale consiglio daresti a chi vuole avventurarsi nel tuo mestiere?
Sinis: Disegnare fumetti non è solo dover raccontare sempre qualcosa che è nelle nostre corde. Per quanto mi riguarda, credo bisogna avere un forte spirito di adattamento per poter illustrare, in modo convincente, situazioni e vicende che non nascono dalla nostra mente; a questo bisogna aggiungere tanto studio, per non tralasciare nessun particolare visivo, che può “servire” alla storia. Molte volte mi capita di incontrare appassionati di fumetti che vogliono intraprendere la carriera del fumettista, ma sempre più spesso rimango deluso dalla superficialità e dalla mancanza di cultura visiva che hanno gli stessi nel trattare il disegno. Non basta saper disegnare quattro cose per pensare di voler fare questo mestiere e più passa il tempo più mi accorgo di quanto sia difficile farlo. Importantissimo poi, è avere la conoscenza degli autori del passato e del presente; una forte dose di conoscenza del cinema e letteratura non possono che farci bene. Questa è la ricetta che da anni sto cercando di cucinarmi.
-Di solito le interviste non lasciano spazio a quello che l’artista vorrebbe realmente comunicare ai lettori… sei libero di dire ciò che vuoi
Sinis: Spero che i lettori che mi seguono e che leggono fumetti, siano sempre più pignoli e che ricerchino sempre più qualità in quello che leggono e guardano; che non si accontentino mai, ma attenzione, non per il gusto di criticare con inutili sterili “non mi piace”, molto di moda sui forum che trattano l’argomento fumetti e sui social network. Attendo motivazioni oculate che scaturiscono dal dissenso, per crescere e, conseguentemente, per permettere di migliorare il mio, il nostro, “linguaggio disegnato”.
-Grazie di cuore per la chiacchierata
Sinis: “Grazie a lei per la seduta di psicoanalisi, quanto le devo?”
L’intervista è finita, voi mostri di lettori continuate a commentare. Quanto a Sinis ci deve 100 sterline.. più le spese!
Un saluto al bravissimo Luigi e alla prossima!
Intervista a cura di: Marco Rizzo






Un pezzo che mancherà su Dylan