Dylan Dog è il mito, l’antieroe, il tormentone degli anni ’90, l’unico personaggio che, negli anni d’oro, ha superato persino Tex nelle vendite e che viene letto al 50% dalle donne. Dylan Dog è l’estro geniale sclaviano che si è fatto inchiostro e chine. E lo stanno uccidendo.

Immaginate un personaggio al secondo posto per vendite dopo venticinque anni di pubblicazioni, immaginate un fumetto horror impegnato nel sociale – sul quale sono stati realizzati film, corti, radio drammi, fans club, libri e tesi - che riesca tuttora a far parlare di sé attraverso i media. Immaginate, ancora, un fumetto che ha una fascia di lettori che va dal quarantenne al sedicenne, dall’idraulico al letterato.

DylanDog Groucho testa mozzata 140x300Ma cos’è realmente Dylan Dog? E’ il personaggio ormai sbiadito del fumetto italiano in crisi, oppure è il protagonista di uno dei fenomeni editoriali più veri e attuali che il mercato italiano abbia mai avuto? Vi do’ un indizio. La seconda è la risposta corretta.

Basta girare le manifestazioni fumettistiche e leggere i social network per capire che quello che accomuna un po’ tutti i lettori è l’amore verso Dylan Dog e il suo mondo. C’è chi lo compra assiduamente, chi per inerzia, chi per passione, chi solo per avere cinque minuti di gloria, dietro uno schermo del pc, criticando lo sceneggiatore di turno. Ma l’Old Boy vende, funziona e fa parlare di sé.

Non sarebbero mai bastati un centinaio di albi stupendi a mantenerlo in vita per venticinque anni. Dylan Dog non si trascina, siamo noi lettori che ci trasciniamo. E come lettore, a un certo punto cominci a sospettare che non sia Dylan Dog ad essere cambiato… forse sei cambiato tu.  Ma è più probabile che la verità stia nel mezzo e cioè che siano cambiati i lettori, gli autori e, di conseguenza, anche Dylan Dog.

Una cosa è certa: non si può parlare di crisi. Quello che è avvenuto è il frutto di una naturale evoluzione storica della testata, il corso degli eventi ha permesso a Dylan Dog di essere pubblicato per 25 anni e lo ha, al tempo stesso, profondamente trasformato. Molti la definirebbero come una lenta e progressiva degenerazione ma in realtà non è così che va intesa. Una siffatta considerazione si basa, infatti, su canoni valutativi fermi agli anni ’80 e ’90, senza scavare più in profondità. La trasformazione c’è stata ma come adeguamento ai tempi.

Era da tanto che non scrivevo nella rubrica sul collezionismo… troppo. A questo punto vi starete chiedendo cosa c’entri il collezionismo con quanto detto… ogni cosa a suo tempo.

Stanno uccidendo Dylan Dog, dicevo. Come? Con le critiche fini a se stesse, le trasposizioni cinematografiche maldestre, il mercato dei falsi, il download illegale degli albi e le speculazioni dilaganti sugli albi storici.

Negli ultimi anni i prezzi folli dei venditori sui siti e-commerce, hanno trasformato Dylan Dog in un fenomeno commerciale. Quante volte avete letto le parole “albi rari”, “da edicola”, “collezione completa”, “numero imperdibile”, “albo unico”… e chi più ne ha più ne metta.

DylanDog MaterMorbi 244x300

E’ meglio chiarire, senza entrare troppo nello specifico, che Dylan Dog è un albo comune dal punto di vista collezionistico e, di per sé, tutte le ristampe, extra, riviste con poche citazioni e le varie diavolerie (non esaurite) che girano, non hanno valore. Il valore lo acquistano nel momento stesso in cui il pezzo “unico e raro” viene venduto a 900€… ed è successo. Troppi commercianti e venditori improvvisati vedono Dylan Dog come un guadagno facile.

La riflessione che mi sento di fare è proprio sul modo di vedere Dylan Dog: come uno dei più grandi fenomeni culturali e artistici italiani e non come un guadagno facile. La bellezza artistica di una tavola originale non ha eguali e non potrà entrare in competizione con nessun fuori serie “rarissimo e imperdibile”; il valore culturale della sceneggiatura non verrà mai scalfito neanche dalla critica più feroce. Spesso non riflettiamo su cosa ci sia dietro una storia, sul lavoro dello sceneggiatore e del disegnatore. Quelle 94 pagine, così rilegate e venduteci a 2,70€, rappresentano molto più di qualcosa da criticare o rivendere.

Continua QUI, la seconda parte di "Così stanno uccidendo Dylan Dog".

Marco Rizzo

Altri articoli correlati