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Nel 1973, uscì nelle sale The Wicker Man, thriller-horror inglese, diretto da Robin Hardy, nel quale un poliziotto inglese si reca su una delle Isole Ebridi, al largo della costa scozzese, alla ricerca di una ragazza scomparsa per poi scoprire che la comunità locale effettua crudeli riti pagani di cui egli stesso finirà vittima. Nel 2006, uscì un pessimo remake, diretto da Neil LaBute, interpretato da Nicolas Cage e intitolato Il Prescelto. Questa volta la comunità pagana in questione è una società matriarcale dedita alla sottomissione dei maschi. Da questi presupposti prende spunto la nuova storia scritta da Giuseppe De Nardo e disegnata da Gianmarco Nizzoli, al suo esordio sulla serie regolare.

Sceneggiatura: Giuseppe De Nardo
Voto: 6
6 10

dylan dog 308 vignettaLa versione dylandoghiana di The Wicker Man si apre con il nostro indagatore dell’incubo che conosce e s’innamora dell’archeologa Myra Delporte e si offre di riaccompagnare sua figlia Hillary al college femminile di Breathwyck dal quale è fuggita. De Nardo non parte certo con il botto mettendo ad inizio storia uno spiegone terrificante sul culto della Dea Madre ed evitando sequenze action-horror per le prime 37 pagine. Tuttavia, la storia riesce a catturare il lettore abbastanza bene. La parte iniziale è usata per approfondire i personaggi e per creare un legame tra Dyd e Hillary e, allo stesso tempo, suscita curiosità sui segreti del college. L’arrivo di Dylan all’istituto non può non richiamare alla mente Le Notti della Luna Piena, storico n. 3 della serie regolare. La sequenza che vede Dylan assistere per la prima volta ai riti pagani è intrigante e ricorderà nei risvolti Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick al quale, peraltro, il remake di The Wicker Man deve qualcosa. Il finale della storia è invece un omaggio esplicito ad Apocalypse Now di Coppola e funziona molto bene. La sceneggiatura, tuttavia, denota alcune pecche. Sorvoliamo sul fatto che l’indagatore dell’incubo finisca ancora una volta in una situazione horror per pura coincidenza, senza essere stato ingaggiato da chicchessia. Ormai sembra essere uno dei canovacci preferiti dagli sceneggiatori della serie. Le didascalie – con la voce fuori campo di Dylan che racconta la storia – sono totalmente inutili. I due spettri del college sono tirati dentro a forza e stonano con il resto del racconto. Anche Oscar Manning, direttore del museo, resta appena accennato e ricompare alla fine senza alcuna vera utilità. La storia denota, inoltre, molto meno splatter ed eros di quanto le premesse lasciassero sperare ed è un peccato. La struttura narrativa ha – nella sua semplicità – sia il suo punto di forza che il suo punto debole lasciandosi leggere con piacere ma risultando a tratti prevedibile. Buono lo spunto, così così lo sviluppo.

Disegni: Gianmarco Nizzoli
Voto: 8
8 10

Notevole il lavoro di Nizzoli chiamato, per questo esordio sulla serie regolare, a raffigurare un buon numero di belle ragazze discinte. Il tratto ricoda in parte Casertano con qualcosina di Brindisi e Dall’Agnol. I primi piani sono splendidi e il disegnatore riesce a conferire profondità ed espressività ai personaggi. Dettagliati e realistici i campi lunghi e le scenografie. Particolarmente intense le sequenze notturne dei riti sacrificali con suggestivi giochi di luce e ombra. Da notare come alcune tavole si aprano con le prime due vignette sovrapposte affiancate dalla terza. Una scelta inconsueta per i canoni della serie.

Copertina: Angelo Stano
Voto: 7
7 10

Ottimo lavoro di sintesi quello di Stano che mette in copertina i tre elementi fondamentali della storia. Il protagonista in primo piano legato e a petto nudo, una ragazza armata di machete che sta per decapitarlo e la statua della Dea Madre sullo sfondo. Anche in questo caso, il braciere garantisce inquietanti giochi di luce; quest’ultimi vengono esaltati, in questo caso, da una colorazione attenta ed efficace.

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