Dylan Dog n. 309, L’autopsia – la recensione
Sono passati due anni dalla mia ultima recensione e la cosa assurda è che non è neanche disponibile su questo blog.
In molti mi scrivete per sapere un parere sull’albo del mese e ogni volta rispondo con quelle due o tre righe che un tweet o un aggiornamento di stato permettono sui social network. Questa volta no.
E per coloro che se lo stessero chiedendo, la recensione di Stefano Dell’Unto arriverà presto – come sempre – con la solita struttura a cui vi abbiamo abituato su DDComics.
Dylan Dog, L’autopsia parte da uno spunto molto interessante, l’idea di Giovanni Gualdoni – curatore della testata – è stata magistralmente sviluppata e ampliata fino ad arrivare alla storia pubblicata in edicola e disegnata da Franco Saudelli. A questo proposito, vi anticipo subito che i disegni non mi hanno particolarmente entusiasmato; avrei preferito un Dylan Dog dai tratti più oscuri che, a mio avviso, avrebbe reso meglio le atmosfere dell’albo.
Ma torniamo alla sceneggiatura.
I personaggi sono incastrati bene all’interno della storia e a fine lettura si ha una piacevole sensazione di déjà vu nel modo in cui i comprimari sono stati inseriti. Bloch e Groucho passano a pieni voti la prova. Così come Dylan Dog, del resto, che non tradisce i suoi storici sentimenti verso l’altra metà del cielo e che in più di un’occasione si affida al suo quinto senso e mezzo.
Gli indizi che portano fino all’epilogo sono centellinati sapientemente in una storia che non annoia affatto pur avendo un ritmo, tutto sommato, poco sincopato. L’andatura regolare della storia – caratterizzata comunque da un leggero, ma sempre costante aumento del ritmo – garantisce linearità e scorrevolezza a L’autopsia di Gualdoni.
Il villain del mese è molto più credibile rispetto a tanti altri già visti, sia dal punto di vista psicologico che da quello delle azioni seriali. L’originalità della storia non sta di certo nel colpo di scena finale: personalmente avevo già inquadrato - dalle prime vignette - la figura dell’anatomopatologo, ma questo è il risultato della mia passione sconfinata verso i libri e i film thriller.
Quasi dimenticavo… Sì, c’è anche “lei”.
E no, nessuna traccia dello splatter. Ma, in fondo, non si vive di solo sangue e sgozzamenti. E questa mancanza è compensata dalle vignette di nudo che, a conti fatti, fanno di quest’albo uno dei più interessanti da questo punto di vista: amore, sensualità e nudi sono abilmente combinati.
Quanto alla copertina, si può dire che mai è stata più azzeccata con la storia.
In conclusione, sarà dura criticare aspramente quest’albo - come va di moda ultimamente – e sono convinto che se fosse stato scritto da Tiziano Sclavi, nel 1990, sarebbe rimasto impresso nella memoria dei fan come la storia particolare del Tiz che si discosta leggermente dall’indagine abituale dell’Old Boy, ma che riesce a mescolare i delicati argomenti del suicidio, dell’omicidio seriale e dell’amore, scorrendo velocemente.
Insomma, la storia perfetta? Difficile a dirsi, ma sono sicuro che in molti la massacreranno in modo arbitrario.
Alcune vignette.
La recensione è finita, prima di commentare ricordate che si tratta di un'opinione personale completamente condivisibile o meno. Nel momento in cui critico un albo piuttosto che un altro, non significa affatto che vi stia invitando a non leggerlo; così come apprezzarne uno non implica che io stia facendo una servile marchetta. La tua opinione conta, non insultare e esprimila rispettando quelle altrui.
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Condivido quasi in pieno. Quasi in pieno perché, in fondo, Saudelli non mi è sembrato male.