Dylan Dog’s fans: il gioco al massacro.
«Dylan Dog non è più quello di una volta.»
«Si stava meglio quando si stava peggio.»
«Aridatece Marcheselli.»
«Non ci sono più le mezze stagioni.»
Quante volte avete sentito frasi del genere? Io tante, tantissime volte.
L’incubo del lettore medio dell’Old Boy è che Dylan Dog completi la sua metamorfosi passando da fenomeno culturale a fenomeno commerciale. Quello che sfugge è ancora più tragico: Dylan Dog è rimasto incastrato nella spirale infinita del gioco al massacro.
Le bizzarrie della community dylaniata sono la causa principale della fantomatica crisi di Dylan Dog – di cui ho già parlato QUI e QUI – e queste bizzarrie non si esauriscono con i problemi del mercato online, ma vale la pena approfondire ogni aspetto del problema.
Il presupposto.
Il mercato è il luogo economico in cui avviene l’incontro tra la domanda e l’offerta. Se la domanda aumenta, aumenta anche il prezzo. Il discorso è molto più complicato di così, ma prendiamolo per buono.
Nel mercato del collezionismo questo non vale, perché i fattori da considerare sono molti. Il fumetto che cerco è esaurito? E’ di facile reperibilità? E’ una stampa di pregio? E’ in condizioni eccellenti? E’ una pubblicazione ufficiale? E’ stato restaurato?
Se acquistando un albo non vi siete mai fatti una di queste domande, non siete collezionisti.
Se acquistando un albo/pubblicazione avete preso in considerazione solo una delle variabili elencate, avete fatto male.
Fatte le dovute premesse, arrivo al punto: la speculazione del venditore e la disaffezione del lettore. Due facce di uno stesso problema. Nel momento stesso in cui un venditore specula sul prezzo di alcuni romanzi di Tiziano Sclavi e mette in vendita a 500€ un Dylan Dog n.1 “da edicola” e nello stesso tempo un lettore/collezionista acquista un gadget con la faccia di Dylan Dog a 900€… beh, qualcosa è andato storto.
Attenzione, libero mercato in libero Stato – lo so che non era esattamente così – ma chiamiamo le cose con il nome corretto: è un’assurdità.
E la speculazione è solo una piccola parte del problema, considerando che gli stessi lettori – collezionisti – considerano il falso come un pezzo collezionistico che ha mercato. Quello che penso sull’argomento è presto detto: i falsi sono carta straccia. Acquisiscono valore solo perché c’è qualcuno disposto a spendere denaro per acquistarli senza riflettere – probabilmente – sul fatto che non si tratta di una ristampa anastatica autorizzata e realizzata per scopi collezionistici, ma di truffe organizzate ai danni dei lettori e della casa editrice.
Non vi ho convinto. Ma non è a questo che volevo arrivare.
Il gioco al massacro.
Analizzare la situazione attuale di Dylan Dog meriterebbe una profonda analisi che dovrebbe tenere conto di infinite variabili collegate rispettivamente: ai lettori, agli autori, ai collezionisti, al contesto storico, alla situazione del mercato fumettistico italiano e tanto altro. Ho provato a fare un’analisi del genere, suddividendola in più articoli – alcuni dei quali sono stati linkati in alto – e sono arrivato ad una conclusione.
«Com’è accaduto? Di chi è la colpa? Sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno rispondere di tutto ciò; ma ancora una volta, a dire la verità, se cercate il colpevole… non c’è che da guardarsi allo specchio.» (cit. V)
Ognuno di noi ha un ruolo preciso nella scacchiera e quale che sia questo ruolo - mi dispiace ammetterlo – ma un po’ tutti abbiamo contribuito ad arrivare alla situazione attuale. Non pretendo che continuiate a comprare Dylan Dog per inerzia né per un mal riposto senso di fiducia nei confronti di chi scrive. Non dovete farvi piacere per forza un fumetto.
Quanto meno, però, è auspicabile sperare che acquistare un nuovo albo non sia diventato un riflesso condizionato dalla volontà di criticarlo, di rivenderlo o di far ricadere le colpe su una persona piuttosto che un’altra.
Poco più di due mesi fa, ho invitato i lettori del blog a riflettere sul lavoro degli sceneggiatori e degli autori di Dylan Dog e sul fatto che criticare un albo – per il solo gusto di farlo – avrebbe solamente danneggiato il fumetto.
La riflessione di oggi potrebbe sembrare la stessa, ma non è così. E’ piuttosto la conclusione di un ragionamento via via completato grazie agli spunti di riflessione che voi stessi mi sottoponete con i commenti.
Il 2 Aprile ho dato il via, su facebook, ad un progetto proposto da Luigi Alfano, il Dylan Dog Game (QUI). Lo scopo era creare una storia scritta dai lettori, partendo dal soggetto fino alla sceneggiatura vera e propria. Il risultato è stato uno spunto interessante – anche se grondante di cliché – che si è arenato.
Il punto è che il mestiere dello sceneggiatore non è così semplice, prima di criticare sarebbe opportuno pensarci un po’ su. Spero comunque che il Dylan Dog Game possa arrivare a qualcosa di compiuto: è istruttivo mettersi in gioco e proporre – come lettore – un soggetto adeguato.
P.s. Lo so, in molti prenderanno le mie parole e le distorceranno a tal punto da farle sembrare le loro. Più o meno, la stessa cosa che è successa – almeno inizialmente – con la questione degli aumenti SBE che io, in un’altra sede, auspicavo arrivassero nel 2013. Chiariamo una volte per tutte che non ho apprezzato gli aumenti, ma che considero i fumetti della Sergio Bonelli Editore gli unici meritevoli di ogni singolo centesimo richiesto.
Quanto alle eventuali critiche sollevabili a questo articolo, preciso che le eventuali “responsabilità” degli autori di Dylan Dog non sono state omesse, ma inserite in un altro articolo. (sì, uno di quelli già linkati in alto).
P.s.2 Tanto lo so che una questione verrà comunque sollevata.
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Se ci rifletti, è più facile criticare qualcosa piuttosto di comprenderla per quello che é. Il gioco al massacro è cominciato già da un pezzo, certa gente compra il fumetto solo per darsi ragione. Se dicono che fa schifo, mese dopo mese, quando compreranno il prossimo albo ripeteranno che fa schifo solo per sentire di avere avuto ragione il mese precedente. Complicato? Decisamente contorto ma è quello che accade ogni mese.