dylan dog zombie

Quando si parla di Dylan Dog la prima cosa – la più immediata – che dovrebbe venire in mente è che si sta parlando di un fumetto horror. Zombie, licantropi e vampiri, in uno scenario cupo e dominato dall’irrazionale, dovrebbero essere gli elementi presenti all’interno delle pagine dell’Old Boy. Dovrebbero, appunto. Ma bisogna chiedersi se questo accade ancora: si è davvero di fronte ad un horror quando si ha tra le mani un numero attuale di Dylan Dog?

La sensazione sempre più forte è che recentemente il nostro fumetto abbia virato verso tematiche più vicine alla letteratura del giallo, piuttosto che dell’horror, provocando così quel senso di disagio che alcuni lettori hanno prontamente manifestato nel commentare gli ultimi numeri. Per riuscire a capire se queste lamentele trovano fondamento, bisogna innanzitutto stabilire cosa sia un horror e cosa un giallo.

Con il termine horror si intende la narrazione in cui prevale la sensazione dell’irreale e dell’inconscio che scatena le paure e le fobie della psiche umana. Ci si trova di fronte a reazioni angosciose o di disgusto, nell’affrontare le paure descritte all’interno della narrazione che generalmente è intrisa di fenomeni sovrannaturali e irrazionalità.

Proprio quest’ultimo punto – a mio avviso - distingue l’horror dal giallo.

Il giallo è un genere molto particolare poiché racchiude in sé molti filoni con caratteristiche ben diverse. Quello che possiamo tranquillamente affermare è che sicuramente Dylan Dog non può essere ricondotto né all’interno di un hard-boiled – cioè il classico giallo americano in cui il protagonista è un detective con metodi e etica spesso paragonabili a quelli dell’assassino – né all’interno di un poliziesco, dato che in esso c’è uno studio della scena del crimine e uno sviluppo delle indagini tipicamente scientifico.

ilpassatoallospecchio 198x300Probabilmente, possiamo così individuare il “nuovo genere” di Dylan Dog nel noir, in cui il protagonista è un antieroe che, a differenza dell’eroe consolatorio dei gialli, agisce in una narrazione in cui il crimine passa in secondo piano facendo prevalere una serie di riflessioni sulla società e sul mondo che circonda la storia, sulla base delle informazioni che raccoglie.

Una scelta di questo tipo non può fare altro che creare un senso di smarrimento nel lettore, abituato a muoversi all’interno di un ambientazione surreale e piena di archetipi come fantasmi, vampiri, zombie e mostri. Le origini di questa trasformazione di Dylan Dog non sono da considerare recenti. Anzi, le prime tracce si possono ritrovare nel famoso (e fatidico) numero 200, in cui la storia della biografia immaginaria dell’Indagatore dell’Incubo ha cominciato a delinearsi con contorni sempre più netti e precisi fino a compiere – nei numeri celebrativi 249-250 – la sua trasformazione totale.

Ma non bisogna pensare che sia cambiato solo Dylan Dog, anche i suoi lettori hanno avuto una metamorfosi. Per certi versi, il lettore è incapace di apprezzare alcuni numeri – come il 300 – in cui il surreale è tornato prepotentemente in primo piano, grazie ad esempio a un Pasquale Ruju in forte vena nostalgica e celebrativa nei temi e nei ritmi narrativi. E questo accade nella maggior parte dei casi, considerando le numerose critiche.

Un altro esempio che merita una riflessione sulla trasformazione di Dylan Dog si può trovare nel recentissimo Assassino della porta accanto (n. 307), scritto molto bene dallo sceneggiatore Fabrizio Accattino. Un numero mediamente apprezzato dai lettori dei forum e gruppi di discussione di facebook, ma il cui genere è chiaramente un giallo. Per essere chiari: se al posto di Dylan ci fosse stata la signora Fletcher… la storia avrebbe retto lo stesso.

Quali son gli elementi che il fumetto Dylan Dog deve recuperare al fine di ritrovare la propria identità? Elenco i punti principali:

  • la presenza di personaggi classici della fantasia e della letteratura horror. In Dylan Dog, infatti, si fatica a ricordare l’ultima comparizione vera di zombie e vampiri;
  • la presenza dell’irrazionale e dell’inconscio: bisogna saper dire basta agli “spiegoni”, a fine storia, a tutti i costi. Un po’ di spazio all’immaginazione e alla possibilità di interpretazione la risoluzione dell’intreccio non guasta mai;
  • il rapporto tra eros e tanathos: amore e morte che si legano e sciolgono in una continua danza in cui uno è il complementare dell’altro. Forse non è riconducibile in modo diretto alle tematiche horror classiche, ma sicuramente saprebbe far riassaporare le atmosfere dei primi numeri;
  • la presenza dello splatter: non se ne può più di vedere continue censure alle scene più violente. Il pubblico di Dylan Dog non è composto da una massa di tredicenni appena usciti dall’età dei cartoni animati. Si è davanti ad un pubblico maturo, cosciente e adulto: non davanti ad una scolaresca.

A parziale discolpa dell’attuale situazione, bisogna comunque riconoscere che c’è una crisi generale dell’horror. Infatti, dopo il boom degli anni 80-90 in cui il genere andava per la maggiore, negli ultimi anni sembra essersi lentamente eclissato. Dato che Dylan Dog è un fumetto che trae forte ispirazione dalla letteratura e dal cinema, ha finito così col pagare di riflesso una crisi di genere di cui non ha colpe. La scelta naturale del fumetto è stata quella di virare sui nuovi genere emersi negli ultimi anni che – non a caso – sono riconducibili a quel noir/thriller di cui abbiamo parlato inizialmente.

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