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Il fascino di Dylan Dog sta nel fatto che è un personaggio caratterizzato da così tante sfaccettature che può essere analizzato ogni volta da un nuovo punto di vista. Nel corso degli anni abbiamo “incontrato” varie tematiche riguardanti il nostro Indagatore dell’Incubo. E ogni volta l’una era diversa dall’altra. Dylan Dog è tutto: spazia dall’horror puro – e più classico – con zombie di Romero ai generi più investigativi; senza dimenticare il romanticismo e il surrealismo di cui Dylan Dog è carico fin oltre l’inimmaginabile.

Con il passare del tempo, gli autori hanno sfruttato ogni lato di Dylan Dog – a seconda dei gusti e della creatività dello sceneggiatore – permettendoci così di leggere l’antieroe che è riuscito a sconfinare la gabbia bonellide.

Lo spunto di riflessione parte quindi da Dylan Dog e dall’idea che ognuno di noi si è fatto del personaggio. E potrebbe sembrare promettente domandarsi se il numero copioso di sceneggiatori che si sono susseguiti nel corso del tempo non si sia rivelato controproducente, almeno dal punto di vista dell’identità fumettistica di Dylan Dog. Infatti, chi è oggi Dylan Dog?

Ma per capire se la qualità delle storie dell’Old Boy aumenterebbe nel caso in cui la testata venisse affidata ad numero esiguo di sceneggiatori, bisogna considerare che non è stata sicuramente l’omogeneità nell’approccio con il personaggio ad aver fatto la fortuna di Dylan Dog.

Ad ogni modo, non è comunque possibile dare una risposta certa. Occorre anche ricordare che esiste un curatore della testata (Giovanni Gualdoni N.d.r.), il quale ha il compito di tracciare certi binari entro cui i vari sceneggiatori devono muoversi quando creano una storia. Ma il fatto che esista una persona “addetta ai lavori” non assicura quasi mai la soddisfazione della totalità dei lettori e quindi sarò costretto a portare la riflessione ad un ulteriore livello.

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Sempre più spesso, il lettore si trova davanti un Dylan Dog che sente poco suo… la sensazione è che ci si trovi a leggere un altro personaggio che si atteggia all’Indagatore dell’Incubo, ma che – in realtà – potrebbe non esserlo. Da qui, è facile che nella mente del lettore si sviluppa un approccio “sbagliato” nei confronti dell’albo e del personaggio. Una sorta di blocco del lettore legato al mancato riconoscimento del protagonista.

Riuscire a stabilire chi sia veramente Dylan Dog e quali siano le sue caratteristiche principali, potrebbe risolvere il problema. Ma l’indagatore dell’incubo è un fritto misto di generi ed elementi che solo pochi sanno conciliare e non si può parlare, come accade spesso, di un fumetto che “non è più Dylan Dog”, ma solo di un personaggio un po’ più lontano dalla realizzazione originale tipicamente sclaviana (ma anche da quella di Claudio Chiaverotti).

D’altro canto, i lettori di Dylan Dog sono altrettanto eterogenei… a tal punto che soddisfare tutti sarebbe pressoché impossibile. Basti pensare alle recenti storie di Paola Barbato che sono state in grado di spaccare in due le opinioni dei lettori che si sono trovati a leggere un Dylan Dog scritto con un approccio del tutto particolare e meno meta-fumettistico.

In conclusione, si potrebbe azzardare che la varietà di interpretazioni degli sceneggiatori abbia soddisfatto un po’ tutti i gusti – se pure in momenti diversi – e che tutti i fan, anche gli ipercritici, sono uniti tra loro da un filo comune invisibile: la passione.

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